White Noise Gallery

 

Galleria d'arte

Eleonora Aloise, chi è Carlo Maria Lolli Ghetti?

Carlo è un ingegnere visionario ed un creativo pragmatico. Fine conoscitore di ogni piega della storia dell’arte, curatore empatico e  soprattutto, per me, unico socio possibile.

 

Carlo Maria Lolli Ghetti, chi è Eleonora Aloise?

Eleonora Aloise è un architetto, un’ottima curatrice, una gallerista appassionata, una valida imprenditrice e soprattutto un’amica.

 

Come nasce la vostra collaborazione e quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a lavorare insieme?

La nostra collaborazione si è basata senza dubbio  su una assoluta convergenza artistica, ma prima ancora dalla stessa concezione della figura del gallerista e del suo ruolo. Una visione forse antica, pur essendo molto giovani, in cui la galleria può e deve tornare ad essere capace di proporre un gusto senza allinearsi strettamente ai dettami del mercato. In sintesi, direi che ci ha accumunato in modo del tutto naturale lo stesso coraggio- oppure, a seconda dei punti di vista, la stessa follia.

 

Il nome White Noise è molto evocativo … perché il nome White Noise Gallery e qual è la sua storia?

Molti sono convinti che il nome derivi dall’omonima opera di De Lillo ma in realtà la sua ragion d’essere è da ricercarsi nel fenomeno fisico che rappresenta. Il rumore bianco è dato dalla sovrapposizione di tutte le possibili frequenze sonore per una lunghezza d’onda data. Allo stesso modo la galleria è stata fondata con un’idea molto precisa circa la sua missione: mostrare tutte le differenti frequenze di comunicazione che compongono lo spettro dell’arte contemporanea.

 

La vostra galleria sembra seguire una linea artistica ben definita, raccontateci come avviene la scelta …

La linea curatoriale si basa sull’innamoramento istantaneo per un progetto. Non ci occupiamo di un solo genere, cosa che troveremmo forse limitante curatorialmente sul lungo periodo. Per questo gli artisti che abbiamo esposto hanno origini, metodi, estetiche molto diverse tra loro, sebbene abbiano diversi fili rossi in comune. Su tutti forse una inconsapevole tendenza a mostrare un “tempo sospeso”.

 

Qual è il vostro pensiero in merito al mondo dell’arte contemporanea oggi in Italia ed in particolar modo a Roma?

Il mondo dell’arte contemporanea vive in Italia ed a Roma in particolare un momento di profonda crisi. Viviamo un’epoca storica in cui il mercato ha assunto un ruolo pressoché egemone nel complesso sistema dell’arte contemporanea. Analizzando sotto quest’ottica l’offerta commerciale del mercato dell’arte italiano appare evidente come l’intero sistema sia almeno 30 anni indietro rispetto alle realtà trainanti di questo momento storico. Il collezionista tipo in Italia preferisce acquistare un quadro minore di un’artista storicizzato piuttosto che non scommettere su un emergente; le gallerie anziché tentare di promuovere dei giovani talenti generalmente si piegano a questa attitudine del mercato e, come per magia, finiamo per riempire il padiglione nazionale della Biennale di Venezia di artisti ottuagenari.

 

Da cosa è dettata la scelta di un artista e che tipo di rapporto vi piace avere con loro?

Per noi è tanto importante il talento quanto l’aspetto umano. Le nostre collaborazioni durano a lungo, la gestazione di ogni mostra è un processo che ci occupa quasi un anno, in cui è fondamentale uno scambio continuo tra noi e l’artista. Essere partecipi del processo creativo di ogni opera è senza dubbio la parte più impegnativa , ma anche quella migliore del nostro lavoro.

 

Qual è a vostro avviso il ruolo dell’artista contemporaneo?

L’artista è sempre stato per definizione cantore del suo tempo e l’artista contemporaneo non fa eccezione. La differenza è che in quest’epoca di ultra comunicazione il mondo si è letteralmente compresso e ciascun artista è in grado di entrare in contatto in tempo reale con tutti gli angoli del globo moltiplicando esponenzialmente i suoi stimoli e le sue possibili riflessioni. L’artista contemporaneo è sempre meno localizzato e può capitare che uno scultore in America concepisca un lavoro su un avvenimento in Pakistan mentre collabora con un fotografo in Argentina.

 

White Noise nel futuro …

Dovremmo rispondere con una giusta cautela, in verità le aspettative sono alte ed il lavoro da fare enorme. Realisticamente la prima cosa all’ordine del giorno è consolidare sempre di più la presenza della nostra galleria nel panorama italiano, per poi – magari - superare i confini.

 

Qualche consiglio per chi ha voglia di intraprendere la carriera del gallerista …

Non mollate, siate motivati, siate incoscienti al limite dell’arroganza ma rispettosi e sempre curiosi. La carriera del gallerista è una carriera difficile che va intrapresa con coscienza e con le giuste motivazioni: gli obiettivi non devono essere la gloria o il guadagno ma l’ambizione di poter contribuire con il proprio lavoro all’evoluzione dell’arte. Il coraggio è forse la principale delle doti che si richiedono ad un gallerista, coraggio di far valere le proprie idee, di seguire il proprio istinto e di imporre la propria visione curatoriale al mercato senza esserne succubi.

 

 

©Annarita Borrelli

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