Progetto S.E.T.A. "Diversi Personaggi in cerca di un altrove" (da L. Pirandello)





Teatro Coppola - Progetto S.E.T.A. in residenza al Teatro Coppola presenta DIVERSI - PERSONAGGI IN CERCA DI UN ALTROVE (da L. Pirandello)



PROGETTO S.E.T.A. in residenza al Teatro Coppola presenta: DIVERSI Personaggi in cerca di un Altrove (da L. Pirandello) con Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Michele Arcidiacono, Tony Bellone, Giada Caponetti, Lorenza Denaro, Luisa Ippodrino, Silvio Laviano, Ciccio Tellico e la partecipazione della performer Monica Saso Ideazione Scenica e Regia Silvio Laviano Luci Valeria Cariglia Aiuto Regia Luisa Sichel Progetto fotografico Sebastiano Trigilio Progetto grafico Roberta Incatasciato Referente Teatro Coppola Marco Sciotto Assistenti al progetto S.E.T.A. Stefania Bonanno Federica Genovese Direzione degli allestimenti Arsinoe Delacroix Carmelo Lombardo Assistente agli allestimenti Laura Lazzaro RINGRAZIAMENTI: Scuola di danza Arte e Movimento di Elisa Laviano, Giuseppe Tellico, Maria Pagana, Giuseppe Pomidoro, Giovanni Tomaselli, Marcello Caudullo, Paolino. 16, 17 e 18 Ottobre, ore 20:45 INGRESSO LIBERO CON SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA [Spettacolo adatto a un pubblico dai 14 anni in su] *** Note di Residenza Dopo la felice e fortunata esperienza nell’Ottobre del 2014 di "S.O.G.N.O. ergo Sum" si è deciso di continuare la proficua collaborazione con un nuovo progetto di residenza per l’estate 2015. Il progetto S.E.T.A. (Studio Emotivo Teatro Azione) si prefigge l’obiettivo di cercare e creare nuove forme espressive e di linguaggio performativo all’interno dell’“Arte” del Teatro e delle esperienze emotive di ogni singolo Attore/Essere Umano. E se il S.O.G.N.O. desiderava condividere il messaggio nella realizzazione dell’obiettivo di “FARE TEATRO” da parte di tutti attraverso una ricerca del proprio linguaggio onirico, il Progetto DIVERSI vuole rappresentare e denunciare l’indispensabilità dell’individualità umana e sensibile, della coscienza del sé in relazione all’ambiente, la denuncia coraggiosa della diversità come ricchezza, come unica forza per vivere il presente e trovare il coraggio nel rapportarsi con la dura omologazione della società. Essere percepiti e percepirsi come diversi, dunque unici…Trovare in sé il potere per rappresentarsi, per “scrivere” la propria storia personale… Essere autori, oltre che attori sul palcoscenico “fittizio” che è la vita, fatta di maschere (nude) che hanno bisogno di essere rivelate nella loro durezza, di essere strappate per denunciare la crudeltà e la pazzia della nostra società contemporanea e per poter scegliere quali “corde girare” per evitare l’impiccagione. E l’autore che meglio ha strappato le maschere della società a lui contemporanea è stato di certo Luigi Pirandello: con il suo relativismo e la sua filosofia ha segnato la rottura e il passaggio dal teatro classico a quello contemporaneo, sfondando letteralmente la quarta parete, denunciando l’impossibilità di una verità unica e, con la sua lingua violentissima, per i suoi tempi, è riuscito a denunciare ogni forma di omologazione di pensiero, parola o atto. E soprattutto nei “Sei personaggi in cerca d’autore” Pirandello usa una piccola e comune storia di un dramma familiare per raccontare ciò che di “reale” può celarsi dietro la commedia “umoristica” della vita. L’idea di “risiedere” e “rileggere” un testo del 1921 è, da parte mia, voluta e ponderata. Anche nel 2015 la crisi sulla verità e sulla finzione è forte, anche oggi come allora viviamo in un momento di passaggio ideologico e svuotamento ontologico del quotidiano. E’ necessario il coraggio di “urlare” il soggettivo bisogno di essere rappresentati per esistere, di essere ascoltati… di essere scritti o raccontati. E come i sei personaggi anche i DIVERSI cercano un luogo per raccontarsi, denunciarsi, esistere. fare della propria diversità una ricchezza in mezzo alla povertà e alla “nullità” degli altri. Ciò è possibile solo in un Altrove, in un luogo dove la denuncia è possibile, in uno spazio dove i DIVERSI possono divenire personaggi “realizzati”. Tutto ciò è possibile solo in un Teatro senza quarta parete, in un Teatro senza confine tra pubblico e atto scenico, in un Teatro che fa della propria “diversità” una ricchezza, una lotta quotidiana in nome della denuncia, cruda e reale. Ecco quindi l’indispensabilità di uno Spazio come il Teatro Coppola che sposa perfettamente l’esigenza e il bisogno di verità del progetto S.E.T.A. Lo scopo sarà quello di abitare lo Spazio e di far abitare al “pubblico”, anche esso attore, la propria imprescindibile diversità, in un gioco di specchi e di rispecchiamenti: solo così le maschere potranno essere strappate, solo così si potrà svelare la vera nudità. Siamo Diversi e quindi “abitiamo” stessi luoghi emotivi in forme e atti diversi. Le città, le famiglie, i luoghi di lavoro come luoghi che dovrebbero accogliere diversità, ma che invece le respingono, le omologano, le annullano. Ognuno cerca in sé un autore per esprimere in parole la non-appartenenza… ma prima delle parole serve la spinta emotiva per porre le basi di una nuova drammaturgia emozionale. Dove l’oggettivo è impossibile senza la consapevolezza di una soggettiva diversità e di una cosciente Percezione di sé e dello spazio. Siamo Uno, Nessuno e Centomila sempre in cerca di un Altrove dove potersi riconoscere. Forte e primario, per me, è lo scopo di “ripulire” un autore come Luigi Pirandello, che soprattutto in Sicilia è diventato un classico folcloristico e borghese, un autore Stabile impolverato dai palcoscenici per abbonati. Lo scopo, anche letterario, della residenza è quello di riscoprire e liberare attraverso le “parole pirandelliane” le Bestie orrorifiche che ognuno di noi costringe sotto abiti e sorrisi da benpensanti. Ritrovare il Kaos primigenio di una Violenta Verità. E tutto ciò sarà umoristicamente tragico! NOTE DI REGIA Una storia di fantasmi reali o fittizi, un dramma reiterato e continuato. Personaggi incastrati e plastificati nel loro bisogno di raccontarsi, viversi, proporsi e spiegarsi. Ogni essere vivente, che sia “albero o sasso, acqua o farfalla… o donna”, in questa nostra “bella” società ha il bisogno e l’urgenza di apparire per esistere, di svelarsi per vivere. Si vive, ormai nel tempo delle etichette, nello spazio condiviso dai gruppi da social network, all’interno di immagini postate, commentate e condivise, viviamo una vita decisa e giudicata da Altri. Ed ecco che una sera di silenzio e solitudine, “8 personaggi” si manifestano, in un palcoscenico apparecchiato di libri e carte, ronzando “come un insetto schifoso” nella testa di un poeta creatore “Di versi”, pittore di urli che ridono, di pappagalli immaginari, di carta che riflette. Nevroticamente, il poeta subirà le visite dei suoi fantasmi, vittima ma anche carnefice della sua stessa immaginazione, aderendo ad essa, partorirà il dramma e la conseguente urgenza di un’azione. L’urgenza del teatro “cantato” della Signora Prima Attrice, l’urgenza di un vuoto della quotidianità di periferia provinciale dell’Uomo Comune, l’urgenza di un “pasticcetto romantico sentimentale” della Famiglia piccolo borghese che nel silenzio e nel “sommerso” nasconde l’indicibile. La lingua di Luigi Pirandello è una lingua violenta, aspra, fatta di “kaos” e follia repressa, i suoi personaggi cercano costantemente di placare le bestie orrorifiche costrette in abiti borghesi, in veli neri, in occhiali scuri, in risate represse, in sgambetti dell’umore. L’uomo pirandelliano si ritrova a scegliere tra Bestialità e Virtù, in un’eterna bipolarità che lo nevrotizza, vorrebbe percorrere linee dritte del pensiero che, pur contro il proprio volere, degenerano in “una smorfia irriconoscibile di noi stessi”. Siamo Uno, Nessuno e Centomila ed è il contesto, questa “Bella Società”, che ci etichetta costringendoci a plasmare nel nostro volto maschere di pietra ipocrita, di gesso falso, di bronzo scadente. Come si può essere Diversi, allora? Come urlare al mondo al verità? “La Verità Signore!” La diversità sta nel coraggio di denunciare la mollezza di quella pietra, la friabilità di quel gesso, la debolezza di quel bronzo. Denudando le maschere, la verità si rivela come nudità dell’anima, nudità dello sguardo diretto ad occhi estranei “dove l’immaginazione può lavorare più liberamente”, nudità di un palcoscenico “dove si giuoca a far sul serio”. Nudità di una voce rotta da un urlo di madre. Denudando e denunciando i mali del nostro tempo possiamo permetterci di riconoscere il bisogno primario dell’uomo, riconoscersi diversi in ogni atto e per questo unici, non omologandosi alla finzione di una società che cerca di riempire i vuoti distruggendo solo spazi altrui, dipendendo da “droghe” fatte di ipocrisia, di perversione, di sorrisi borghesi e di occhi vitrei. Tutto ciò può accadere nella catarsi di una “festa” della verità, la famiglia come luogo delle frustrazioni, un desco fatto di urli e sorrisi di circostanza, di “non detti” che pesano e bruciano dentro. Solo la ribellione e la denuncia della propria diversità, attraversando il dolore, ripuliranno tutto verso la ricerca della propria essenza, la cura migliore è ritornare all’identità primigenia di essere umano, di essere sensibile, di essere se stessi. E 9 attori, esseri sensibili e quindi diversi, desiderano denunciare il bisogno di ritornare all’essenza della virtù umana, ad un altrove del sentire. Oggi l’unico altrove possibile può e deve essere il teatro che grazie alla poesia trasforma il rumore assordante in cui viviamo in un ritorno alla verità nuda, fatta di parole parlate, di silenzi goduti, di corpi che sudano, di fumo che danza, di carta che vola, di leggère e mortifere bolle di sapone. Perché quelle tre corde “pirandelliane” possono essere uno spietato strumento di impiccagione ma anche, se lo si vuole, magnifiche funi per salvarsi dalla crudeltà del reale. Sta a noi decidere se piangere o ridere di tutto questo! È indubbio, però, che tutto ciò è umoristicamente tragico. (Silvio Laviano) *** http://www.teatrocoppola.it/ Ufficio stampa: info@teatrocoppola.it 3470112200

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