ANTIGONE (da Sofocle e Anouilh)


Regia e Ideazione Scenica: Carmelo Lombardo con Alice Sgroi, Tony Bellone, Ilenia Scaringi, Diego Rifici Progetto Grafico: Federico Napoli Fotografie di Scena: Domenico Pititto Si Ringrazia Teatro Coppola - Teatro dei Cittadini 10 e 11 Giugno, ore 21:00 INGRESSO LIBERO CON SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA *** Troppo spesso il mondo moderno ha posto tra se stesso e la classicità un baratro invalicabile, dimenticando di ritrovare in essa le vere origini di tutto ciò che è base e fondamento della società. Antigone di Sofocle non è, semplicemente, una tragedia classica: è un testo teatrale che oltre ad offrire una serie di “variazioni” co- stanti del mito nel corso dei vari secoli, soprattutto nel Novecento, sia dal punto di vista drammaturgico che della “scrittura di scena”, è stato e rimane al centro della riflessione filosofica, politica, religiosa ed umana che riesce ad essere sempre contemporanea proprio perché le società nei loro “storici” mutamenti non hanno sciolto i nodi del rapporto fra cittadino e Stato, e il valore di quelle leggi che formano e tengono insieme una “civiltà”. In questo tempo di “globalizzazione” imperante, il paradigma di Antigone può fungere da “specchio” per riuscire a guardare dentro i nostri bisogni, le nostre certezze, le necessarie utopie. Nella tragedia di Antigone il tema che ritorna più spesso è quello del conflitto. Il conflitto tra Antigone e Creonte è sia reale che simbolico. È il conflitto tra il corpo della donna e la legge, tra la condizione femmi- nile e quella di uomo, tra due antropologie. È anche un conflitto tra due opposte visioni etiche, ma allo stesso tempo tra due opposte visioni politiche. È il conflitto tra il governo degli uomini e il governo delle leggi, tra la non-violenza e la violenza, tra la responsabilità sociale e l’egoismo individuale, tra l’immedesimazione e l’identità. Il conflitto tra Antigone e Creonte è una somma eterogenea di conflitti. Se dovessimo trovare un contesto più ampio di conflitti che li riassume tutti, con la propria scelta di disobbedire Antigone solleva il grande conflitto tra la dignità umana e il diritto. Antigone è una eroina nichilista, che si autodistrugge per affermarsi e non per difendere una legge divina. Antigone è stata spesso letta come la tragedia che mette in scena l’insanabile conflitto fra la legge umana e divina; fra le leggi della polis e quelle del genos; fra spazio privato e spazio pubblico, rispettivamente lo spazio delle donne e lo spazio degli uomini. Il personaggio di Antigone ha dominato a lungo la tragedia, cancellando la figura di Creonte, ma è nella relazione fra i due personag- gi, più che nella loro distanza, che si dispiega il complesso nucleo della tragedia. L’inversione dei ruoli e la sovrapposizione di maschile e femminile è sancita da un uso performativo del linguaggio. In alcuni passaggi Antigone parla da uomo e in altri Creonte da donna, secondo quelli che sono i parametri tradizionali del maschile e del femminile. In questo rimescolamento di generi si delinea anche un allontanamento dal dualismo apollineo e dionisiaco, inteso come opposizione fra ordine e disordine, razionalismo e irrazionalismo. Rendere pubblico un atto nel linguaggio è in un certo senso il compimento dell’atto stesso, ma è anche il momento in cui Antigone è coinvolta nell’eccesso maschile detto hybris. Così, quando Antigone comincia ad agire nella sfera del linguaggio, si allontana anche da sé. Il suo atto non è mai pienamente suo, e sebbene essa usi il linguaggio per rivendicarlo, per affermare un’autonomia “maschile” e insolente, può compiere l’atto soltanto incarnando le norme del potere al quale si oppone. Il linguaggio di tale rifiuto fa propri i termini reali della sovranità che rifiuta: Antigone, dunque, si afferma appropriandosi della voce dell’altro, quello a cui ella si oppone. Tuttavia, in una più attenta analisa, Creonte non è un despota. È quello che oggi diremmo un uomo di Stato. Nel rifiutare la via di salvezza che Creonte le propone, Antigone mette al riparo il valore fondativo e non mediabile della dignità umana. Così il conflitto è ancora più stridente e significativo. La dignità umana nello stato costituzionale di diritto post-bellico risolve le dicotomie che inevitabilmente si pongono tra sicurezza e libertà. La dignità umana, kantianamente intesa, è l’umanità, ovvero la non degradazione della persona a cosa. Il morente costituisce quindi un altro imperativo “silenzioso” di responsabilità verso la memoria di ciò che si è stati e verso ciò che si è fino alla morte. Non resta dunque che riconoscere tutti i personaggi di tale tragedia come esseri umani che a distanza di 3000 anni si presentato totalmente attuali e a noi vicini con una loro etica ed una loro dignità quanto più intime agli ideali e alle necessità etiche e dignitose che portiamo oggi, ed ogni giorno, avanti per poter trovare dei motivi per vivere, lottare e morire. *** http://www.teatrocoppola.it/ Ufficio stampa: info@teatrocoppola.it 3470112200

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