PERSPECTIVES 2. ARTISTS IN THE BERLA COLLECTION



Foto José Davila (1974), Life without buildings, 2005. The Berla Art Collection, Switzerland.


Fino al 2 ottobre 2016

Ve-sa-do dalle 14:00 alle 18:00


PERSPECTIVES 2. ARTISTS IN THE BERLA COLLECTION

Adriana Beretta, Andrea Crociani, José Davila, Luca Frei, Alex Hanimann, Jakob Kolding, Ugo Rondinone


ANGOLAZIONI 2. ARTISTI DELLA COLLEZIONE BERLA costituisce il secondo appuntamento che il MACT/CACT dedica alle collezioni private; anche in questo caso presente a sud delle Alpi. L’esposizione intende omaggiare il collezionista attraverso le opere di alcuni artisti ch’egli ha raccolto negli anni; Adriana Beretta, Andrea Crociani, José Davila, Luca Frei, Alex Hanimann, Jakob Kolbing, Ugo Rondinone.

Più volte ci siamo calati nelle dinamiche del collezionismo privato come genesi della museologia moderna, riportando alla luce non tanto le talvolta deludenti strategie di mercato all’interno di quella che dovrebbe essere una passione per l’arte, quanto piuttosto l’autenticità di un’opera d’arte e del suo collezionista. Non è casuale che la mostra di fine anno del MACT/CACT vada a lambire anche un particolare modo di concepire lo spazio d’arte e sociale; cioè la Wunderkammer.

Ancora troppo spesso lo specimen del collezionista post-contemporaneo è quello dell’imprenditore che investe, e per il quale un artista vale, poiché è sostenuto dal mercato momentaneo, e le collezioni d’arte, che spesso ritroviamo poi nei musei, nascono da questo criterio di base, laddove lo scambio tra denaro e merce d’arte ha completamente assunto connotazioni puramente commerciali; ciò che in effetti non dovrebbe interessare il museo, come luogo di cultura. Questo fenomeno è da ricondurre alla globalizzazione politico-finanziaria o riconducibile all’effetto del ben più modaiolo ‘sistema paese’ e di un consumismo ormai vuoto?

All’interno del panorama ticinese, la collezione Berla – dopo alcuni anni di dedizione al raccogliere opere di artisti contemporanei – rappresenta quella seconda fase e dimensione del collezionismo, che si rapporta in maniera osmotica e sana alla scena artistica e in qualche modo anche istituzionale che lo circonda, avendo già senza dubbio superato un approccio ottocentesco di quel ‘fare collezione’ poc’anzi citato. Figlio di movimenti avanguardisti novecenteschi quali l’astrazione costruttiva in generale o l’approccio concettuale al linguaggio, non senza tralasciare quel tocco Dada che intride di aspetti ludici il fare a artistico, il collezionista predilige opere a carattere installativo di autori che si rifanno al concetto o adoperano paradigmi vieppiù minimalisti, spaziando essi dalla pittura alla fotografia, dal disegno al video.

Nel panorama a sud delle Alpi, laddove il rapporto privato pubblico assume contorni e dinamismi di tipo concorrenziale, nel caso della Collezione Berla, essa rimane un luogo ragionato della mente e del gusto, ancora fortunatamente ‘da camera’, dove il proprietario mantiene il più possibile rapporti personali con l’artista e con l’ambiente dell’arte, cosa divenuta ormai rara.

La semplice autenticità di questa piccola collezione che si ingrandisce lentamente, seguendo criteri non meramente commerciali, riporta l’accento e l’attenzione sul vero significato del raccogliere testimonianze storiche o più semplicemente dell’essere testimone diretto dell’arte che si va a collezionare, e di cui un collezionista ama circondarsi.

Per l’occasione il giovane storico dell’arte Mattia Desogus ha redatto un testo critico per il Cahier d’Art che uscirà durante la mostra, in omaggio al collezionista.

Mario Casanova, 2016

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