Arte - Jaqueline Rodríguez - dove sono finiti i fiori


Dove sono finiti i fiori? Dove sono finiti gli uomini e le donne che cadono recisi dal disprezzo e dalla furia delle guerre della nostra esistenza?

Le lacrime miste al rossetto nero disegnano sulla sua pelle le nostre storie. Quei segni diventano itinerari di un viaggio, tatuaggi che marchiano fino al cuore la nostra esistenza. Una performance che diventa una laica preghiera, che scardina la nostra solitudine riuscendo a colorare di sentimento una vita spesso vuota, in ostaggio di una società contemporanea priva di valori e assuefatta dall'arroganza. Il rossetto scorre sulla sua pelle come parole figlie di una civiltà che ha smarrito il suo futuro. Ogni gesto diventa espressione di una emozione che attraversa le nostre coscienze. Fragilità che diventa forza. Identità che si trasforma in orgoglio. Silenzio che diventa energia; quella stessa energia che Jaqueline Rodríguez cattura dallo sguardo di chi assiste a questa sua performance, che diventa intesa, incontro tra anime.

Viviamo in una tribù di solitari, dove spesso la parola libertà viene stuprata dall'irriverenza di una società che etichetta ogni sentimento. Jaqueline combatte tutto questo, non si spaventa e non dimentica. Vive. Esita. Piange. Si compone così sotto i nostri occhi la storia più affascinante: la nostra storia. Quelle lacrime tatuate di rossetto custodiscono tante emozioni, che nonostante quella tensione sentimentale, gridando con forza e reclamano rispetto. Sono lacrime che nonostante tutto amano la vita.

Se gli eventi della vita segnano la nostra esistenza, Jaqueline diventa con il suo rossetto il riflesso di un pezzo del nostro cielo. Ci sentiamo nudi davanti alla potenza dei suoi gesti che diventano carezze, che si trasformano in passione. Ci sentiamo osservati ma non c’è giudizio. Ci sentiamo amati ma non c’è morbosità.

Osserviamo Jaqueline e ne restiamo affascinati dalla fierezza delle sue lacrime, dalla forza della sua dignità. Resta in piedi, indistruttibile nonostante i segni di un tempo presente carico di passato e di identità. Restiamo in silenzio perché anche le parole trovano difficoltà. Affidiamo a lei i nostri sorrisi che affiorano sul nostro viso per celare il nostro disagio di trovarci per la prima volta davanti a noi stessi.

È un invito ad ascoltare, ad ascoltarci. A difendere la nostra storia a custodirla a condividerla a tramandarla. Jaqueline Rodríguez si racconta e nello stesso tempo ci racconta; le permettiamo ciò perché ci sentiamo amati, perché attraverso i segni sul suo corpo riusciamo a leggere l’ostinazione della nostra fantasia, a percepire il respiro della nostra anima. A dare una risposta alla nostra domanda: dove sono finiti i fiori?


di Roberto Sottile


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