I GIOVEDÌ DELLA VILLA #25




I GIOVEDÌ DELLA VILLA #25


giovedì 2 marzo


ore 19, Gipsoteca | Esplorare la città dai suoi margini

esposizione di Olivier Kosta-Théfaine


ore 20.30, Grand Salon | Un grain de figue di Benjamin Atthair

su testo di Lancelot Hamelin


Diretta FB: https://www.facebook.com/VillaMedici.VillaMedicis

#giovedìdellavilla, #jeudisdelavilla

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ingresso gratuito nel limite dei posti disponibili

incontri in italiano e francese con traduzione simultanea



Per I Giovedì della Villa l’appuntamento del 2 marzo è dedicato a quattro artisti residenti a Villa Medici: in programma alle 19 l’esposizione Esplorare la città dai suoi margini di Olivier Kosta-Théfaine, seguita alle 20.30 da Un grain de figue, opera da camera di Benjamin Attahir su testo di Lancelot Hamelin, eseguita al piano da Alvise Sinivia.


Olivier Kosta-Théfaine (1972) si definisce un “pittore di paesaggi” ed esplora la città dai suoi margini. Nell’intento di riabilitare il “non interessante” o il “connotato”, l’artista ricolloca nel campo della poesia il rapporto di forza spesso inestricabile che intratteniamo con la città.

Considerandosi lui stesso un puro prodotto della città, si fa gioco degli stereotipi e trasforma i riferimenti comuni. Il classico è allontanato attraverso tecniche di “vandalismo cheap”; quando compone sulle tre cupole del Palais de Tokyo un cielo bruciato con l’accendino, ispirato agli affreschi dei palazzi italiani, i graffiti dei soffitti della sua adolescenza assumono quindi l’aspetto di dipinti rinascimentali.

Nel 2015, Olivier Kosta-Théfaine inaugura “(Idéale) géographie”, una serie di mostre collettive nelle quali riunisce artisti internazionali interessati come lui ai margini dei paesaggi urbani.


Compositore, violinista e direttore d’orchestra, Benjamin Attahir presenta a Villa Medici Un grain de figue, un doppio monologo per voce e ensemble su testo di Lancelot Hamelin, interpretato da Raquel Camarinha, soprano, Jennifer Decker, attrice, ed eseguito da Roman Falik, Alvise Sinivia, Fanny Vicens, Patrik Wibart. Un grain de figue può essere visto sia come una composizione teatrale che come una fotografia che si sta sfumando. La scenografia diventa soltanto il luogo e il tempo abitato dall’essere davanti ai nostri occhi.

Nella cucina di un piccolo appartamento, durante una notte piovosa, si può vedere solo una caraffa e un bicchiere, un geranio che sta morendo e, su una sedia, un vestito scuro. Ma su un’altra sedia c’è una donna, spettinata, appena sveglia. Sulla camicia da notte, ha indossato quella di un uomo. Quando posa i piedi sulla sedia, porta le cosce contro il petto, il mento sulle ginocchia, e la sedia scricchiola. Fuori il rumore della pioggia, e in quel luogo, in quel momento, inizia Un grain de figue.


Nato nel 1989, Benjamin Attahir, dal 2009 al 2013, studia al Conservatorio di Parigi beneficiando al contempo dei consigli di Pierre Boulez. È vincitore di numerosi concorsi e riconoscimenti: Bloomington, SACEM, UNESCO, Académie des Beaux-Arts. La sua musica è eseguita in Europa, Stati Uniti e Asia da orchestre e ensemble prestigiosi. Collabora con artisti di fama internazionale: Daniel Barenboim, Tugan Sokhiev, Hae-Sun Kang, Claude Delangle, Geneviève Laurenceau, nonché con compagnie quali la Comédie-Française e il Teatro Liyuan-Quanzhou. Ospite regolare di diversi festival (Lucerna, Utrecht, Aix-en-Provence...), è autore di due opere di cui dirige la prima nel 2012 e 2015. L’ambito scenico è la colonna vertebrale della sua scrittura musicale che trae ispirazione a metà strada tra Oriente e Occidente. Le sue opere sono pubblicate dalle edizioni Durand-Salabert.

Basandosi su tre realizzazioni sceniche antagoniste - lirica, teatrale e di riappropriazione di una forma extraeuropea - il progetto di Benjamin Attahir vuole essere il luogo di una riflessione attorno alla modernizzazione dell’oggetto musicale continuo. La necessità di tale ricerca scaturisce da una problematica semplice: permettere la convivenza del significato e del significante, della sonorità e del senso di un testo portato in scena. La sfida principale è quella di dare al cantante o all’attore una libertà nella quantificazione del tempo della declamazione, ritrovando così la libertà agogica permessa dal continuo alle origini della tragedia in musica.


Lancelot Hamelin è nato nel 1974, è scrittore e drammaturgo. Ha diciotto anni quando il FIS, il Fronte islamico di salvezza, viene eletto in Algeria, e ventitré quando gli attentati del 1995 colpiscono Parigi. Decide di lavorare sulle ferite inferte dalla guerra di Algeria, determinanti, ai suoi occhi per la vita sociale francese. Interessato ai rapporti tra finzione e realtà, comincia a scrivere per il teatro, e successivamente si dedica al romanzo, alla scrittura di serie televisive, al reportage e al fumetto. Da cinque anni lavora sui sogni, considerati