OUTER SPACE una mostra dedicata ai project space italian


OUTER SPACE

una mostra dedicata ai project space italiani

OPENING / Lunedì 27 marzo 2017 / ore 18

FuturDome / Via Giovanni Paisiello 6 / 20131 / Milano

Un progetto a cura di Ginevra Bria

Direzione artistica di Atto Belloli Ardessi

Special visiting tour a cura di Diego Bergamaschi

Refuge in Case of Tropical Storm un progetto di ATZ Agreements To Zinedine

PROJECT SPACE

Almanac | Current | Gelateria Sogni di Ghiaccio | Le Dictateur | Mega | Site Specific | T-Space | Tile Project Space | Treti Galaxie | Ultrastudio

Outer Space, una mostra dedicata ai project space italiani, allestita negli spazi di FuturDome, un progetto di housing museale dedicato all’arte contemporanea.

Outer Space a cura di Ginevra Bria, con la direzione artistica di Atto Belloli Ardessi, presenta un percorso curatoriale attraverso progetti inediti, come occasione di incontro con il pubblico e nuove forme di collezionismo.

I project space invitati aderiscono a diversi modelli esistenti di spazio indipendente e sono: Almanac (Torino), Current (Milano), Gelateria Sogni di Ghiaccio (Bologna), Le Dictateur (già interno a FuturDome), Site Specific (Scicli), T-space (Milano), Tile Project Space (Milano), Mega (Milano), Treti Galaxie (Torino) e Ultrastudio (Pescara).

Nelle metrature di FuturDome, gli spazi indipendenti, decontestualizzati rispetto alle sedi che li fondano e li connotano, esprimono la forza e la solidità delle loro incursioni nel futuro dell’arte, mostrandosi non solo come realtà temporanee in grado di crescere e operare, ma anche come istituzioni professionalizzate in grado di definire la prossima generazione di artisti. Outer Space riunisce un numero ristretto di artist run space a curators-run space chiamati a relazionarsi gli uni con gli altri, per la prima volta convocati, inclusi nello stesso luogo. Affidando un’unità abitativa a ogni spazio indipendente, si intende ritrarre la costellazione di una comunità organica, attraverso la vicinanza reciproca, i differenti contesti di riferimento, i punti in comune e quelli di distinzione, nonché l’avventura di uno spazio condiviso. Fondamenti attraverso i quali formulare una mostra che indaga, attraverso progetti inediti, allegoricamente ed esteticamente, la materia dell’oltrespazio, dell’Outer Space. Un piano possibile costituito dalla pratica e dal pensiero secondo diversi spessori del vuoto. Una dimensione che restituisce uno spettro ad ampio raggio sulla produzione e le singole ricerche che compongono una galassia vitale, ancora poco conosciuta, interna al sistema dell'arte italiano.

Per l'occasione Site Specific presenta Il giorno dell'ira, un progetto inedito nato dalla collaborazione con RAVE East Village Artist Residency, la Project Room aA29 e Safarà editore.

Attraverso la ricerca e le opere di Jo-Anne McArthur, Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi si articola un percorso che indaga il margine tra ciò che può essere tollerato e l’atto o la circostanza a cui è indispensabile reagire.

La mostra si sofferma come una lente d’ingrandimento su cosa sia ‘naturale’ oggi, e cosa invece sia frutto di una lenta ‘naturalizzazione’, rendendoci complici e vittime della banalità del male, ponendo infine l’accento sul momento che intercorre tra la presa di coscienza e l’azione.

Se nelle parole di Antonio Gramsci l’indifferenza era il peso morto della storia, una simile definizione oggi, quando evidenze scientifiche sentenziano la mano dell’uomo nei radicali mutamenti della terra, può assumere un peso persino maggiore.

Alimentare l’indifferenza nel proprio tempo significa continuare a scivolare verso uno stato di accettazione passiva del dominio, delegando il destino personale e quello dei più deboli alla volontà altrui.

La nostra coscienza si fa termometro e motore per ritrovare il coraggio di accettare nuove idee, ma anche per spingersi verso inediti mutamenti, fluendo rinnovati con l’esistenza. Essere in grado di saltare rapidamente da un livello di coscienza ad un altro significa avviare un processo di metamorfosi sociale, per svegliarci da questo stadio di intorpidimento psicologico-culturale e intellettuale.

Ma al contempo essere capaci di rimuovere i freni inibitori vuol dire dissentire, opporsi, ribellarsi, protestare e agire. Sollevarsi verso un giorno nuovo. Il giorno dell’ira.

Le opere di Vinci/Galesi rivelano un passaggio performativo profondo, nel quale i due artisti divengono parte di uno scenario del tutto naturale e completamente artificiale allo stesso tempo. Il processo di mimesi prende vita in una sorta di laboratorio asettico dove migliaia di stelle di Natale compongono il paesaggio di un rosso scarlatto saturo e indecifrabile. Piante, fiori e foglie vanno a costituire la pelle dei due artisti, protagonisti e cavie insieme alle piante di questo esperimento. Tra umano e vegetale si perdono i confini, così come divengono labili i limiti dello spazio, privato della terra (cosa c’è sotto? a chi guarda non è dato sapere). Le immagini in una certa misura sembrano alludere alla posizione dell’uomo nel suo tempo e nel suo spazio.

La nuova era, l’Antropocene, è iniziata. Sempre più consapevoli di cosa comporti il peso dell’elemento umano nei procedimenti naturali, climatici, ambientali, ora l’urgenza è capire come