Ysabel Dehais - Alchimia Matrilineare - MESIA SPACE



“ALCHIMIA MATRILINEARE “


Intrecciare questo filo, delicatissimo se solo, forte da poter legare navi se attorcigliato, capace di tessere piccoli bozzoli per accogliere le antenate ancora vive dentro di me. Qui fuori queste mura antiche, un tempo luogo di ultime dimore, il passaggio si propone a ritroso: nella notte senza luna, in presenze di pietre altre, tanto antiche, come ossa, generatrice di nuova vita, la memoria si trasforma spezzandosi per restituire un altro divenire, un’altra storia possibile a coloro che furono e coloro che sono.


Le cavalle che mi portano fin dove l’animo desidera giungere

mi trasportavano, dopo che partirono conducendomi verso la via dalle molte voci,

che appartiene alla divinità che porta in tutti i luoghi l’uomo che sa;

là ero portato; là infatti le accorte cavalle mi portavano

tirando il carro, e giovani donne mostravano la via.

L’asse nei mozzi emetteva un sibilo acuto della parte concava,

infiammandosi in quanto era premuto da ambedue le parti

da due ben lavorati cerchi, ogni qualvolta le giovani donne, fanciulle,

figlie del Sole, acceleravano la corsa, dopo aver lasciato le case della Notte,

verso la luce, togliendosi con le mani il velo dal capo.

Sulla Natura, Parmenide



fibra di manila, travertino antico, fotografie d’epoca

Ysabel Dehais nasce in Canada, trascorre l’infanzia tra la Francia e gli Stati Uniti, ma dopo studi di restauro a Firenze sceglie l’Italia. Negli anni segue un percorso di ricerca che attraversa il restauro, la decorazione, la scultura, la pittura e l’arte terapia, con un occhio di riguardo all'infanzia. Si focalizza sull’arte come strumento di conoscenza e autoconoscenza con una particolare attenzione alla sua dimensione come linguaggio di confine, mediatore delle relazioni spaziali interne ed esterne, in osservazione dei processi della natura, del silenzio, ma anche in ascolto di narrazioni antiche.


" MATRILINEAR ALCHEMY"


Weaving, this thread, so delicate, strong enough to bind ships when entwined, skillful in spinning cocoons that harbor the foremothers still alive within me. On the out side of these ancient walls, once a place of last abode, the passage is a reversed endeavor: in the moonless night, amidst the presence of other ancient stones, as bones, generators of new life, the ancestral memory ruptures, transforms, enabling a different becoming, another possible story for those who were and those who are.


The mares that carry me as far as longing can reach

rode on, once they had come and fetched me on to the legendary

road of the divinity that carries the man who knows

through the vast and dark unknown. And on I was carried

as the mares, aware just where to go, kept carrying me

straining at the chariot; and young women led the way.

And the axle in the hubs let out the sound of a pipe

blazing from the pressure of the two well-rounded wheels

At either side, as they rapidly led on: young women, girls,

daughters of the Sun who had left the Mansions of the Night

for the light and pushed back the veils from their faces

with their hands.

On Nature, Parmenides

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