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Alessia Zabatino

 

Economista dell'Arte

Chi è Alessia Zabatino?

Sono siciliana, ho 29 anni, vorrei  vedere tutti i sud del mondo e tutte le città di porto del mondo

 

Potresti raccontare il tuo ruolo nel mondo dell’arte?

Ho una formazione da economista dell'arte, dunque ho più dimestichezza con la produzione artistico-culturale e il management artistico, da un po' lavoro soprattutto nel campo delle politiche di sviluppo in Italia. La voglia di vivere il mondo dell'arte è stata per me la prima vera spinta a muovermi, nel senso di fare cose e anche andarmene dalla Sicilia. Non penso di avere un ruolo, quello dell'arte è semplicemente un mondo al quale sento di appartenere. Lo vivo guardando tante cose, facendo cose anche io ogni tanto, non so con che ruolo: metto in connessione teste e percorsi, mi piace portare persone a fare cose in luoghi in cui non le hanno mai fatte. 

 

Qual è la tua missione nel mondo dell’arte?

Tramite l'arte spero di destare domande, su sé stessi e sulla contemporaneità così complessa, e mi piacerebbe riuscire a destare domande soprattutto in chi si interroga poco. Tramite l'arte spero di aprire spazi del possibile: possibilità di fare qualcosa, possibilità che accada qualcosa, possibilità di immaginare qualcosa, possibilità di entrare in relazione con cose e luoghi e persone. Mi piacerebbe anche riuscire a cambiare alcuni aspetti delle politiche pubbliche che riguardano la cultura, ma questo discorso prenderebbe troppe righe.

 

Qual è l’arte che maggiormente colpisce la tua attenzione?

Mi attira l'arte che è attivismo. Mi piacciono le espressioni artistiche che nascono dall'attraversamento di un luogo e dalla relazione con l'altro, un singolo o una comunità, senza la pretesa che l'arte salverà o cambierà la vita di quel singolo o di quella comunità. Mi piace l'arte vicina all'artigianalità, mi piacciono gli artisti che sanno fare con le mani e con le materie prime, senza delegare ad altri la realizzazione materiale delle loro opere. Mi piace la danza verticale come strumento di lettura dell'architettura e di ribaltamento dei punti di vista. Sono attratta da azioni artistiche realizzate da collettivi nei quali lavorano artisti, attivisti, architetti, antropologi.

 

Quant’è difficile lavorare con l’arte contemporanea nella tua terra d’origine?

Sono siciliana, ma ho vissuto per tanto tempo a Venezia. In qualche modo sento di avere due terre di origine. E penso che lavorare con l'arte contemporanea sia difficile ovunque. Forse lo diventa di più dove c'è troppo e dunque è più difficile avere attenzione, ma è anche più difficile perché c'è una concentrazione più alta di professionisti e di persone che vorrebbero lavorare in questo campo. Insomma penso che, con capacità e professionalità, sia più facile lavorare con l'arte contemporanea in Sicilia che a Venezia.

 

Quale pensi sia il metodo più efficace per coinvolgere arte, socialità ed economia … e perché?

Non esiste un metodo e non è una questione di coinvolgimento: i 3 elementi sono inscindibili. Per chi fai arte? Con chi? Quali risorse materiali o immateriali utilizzi? Come produci la tua arte? La vendi come oggetto o vendi la possibilità di partecipare alla tua arte? É fine a sé stessa o è uno strumento? É una strumento per cosa? Per raccogliere memorie? Per attivare relazioni ?Ridisegnare identità? Per attivare l'immaginario? Per attirare gente in un luogo?  I 3 elementi – arte, socialità, economia-  possono intrecciarsi in mille modi diversi, dipende da ciò che si vuole. A me interessa più lavorare con l'arte come strumento che con l'arte per l'arte.

 

Tre lavori che ti hanno concesso grandi soddisfazioni … e perché?

ESP, Esperimenti Scenici Permanenti, la prima produzione teatrale dal basso in Italia. 100 coproduttori, 14 attori, 4 scenografi, 9 mesi di lavoro, processo aperto di costruzione drammaturgica, scenografie costruite in collaborazione con Rebiennale dunque con i materiali di allestimento della Biennale Arte recuperati, materiali poi ulteriormente riutilizzati. Il tutto si è svolto in 2 spazi meravigliosi di Venezia: S.a.L.E. Docks e il Laboratorio Occupato Morion.

Il FIL Fest, festival della Felicità Interna Lorda, all'interno del quale ho curato in due edizioni differenti: due workshop con Camilla Bettiga di Arts For, uno per studenti e uno per creativi e imprenditori, a proposito dell'Art Based Learning;  “Vie di Lava”, workshop peripatetico nel quartiere di San Cristoforo a Catania, condotto insieme a Piccio Careri di Stalker, alla ricerca della felicità in quella periferia in pieno centro che è San Cristoforo.

L'arte rinnova i popoli, prima summer school di Libera dedicata alla produzione artistica all'interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata a Belpasso, vicino Catania.Tre lavori molto diversi con i quali rispondo a questa domanda perché hanno una cosa in comune: hanno permesso a gruppi di persone di incontrarsi, conoscersi e lavorare insieme, diversi microgruppi continuano ancora oggi a farlo, inoltre in tutte queste occasioni chi ha partecipato ai workshop o chi ha solo assistito alle condivisioni finali, ha vissuto spazi più o meno marchiati in qualche modo con una modalità totalmente nuova. Questo è quello a cui mi riferivo all'inizio quando parlavo di “spazi del possibile”

 

In un mondo senza limiti, che tipo di operazione artistica svilupperesti?

Penso a paesi come la Siria e a tutti quegli altri luoghi in cui è in atto una distruzione del patrimonio artistico-culturale e una diaspora, penso alle frontiere e alle strade che vengono percorse da questo flusso di esseri umani. Vorrei fare un lavoro grande su quanto è stato distrutto e su questa nuova geografia umana, ma senza artisti che, guardando tutto da lontano, creano opere sul tema migrazione. In un mondo senza limiti, vorrei raccogliere la memoria materiale e immateriale su ciò che è stato distrutto, vorrei ricostruire ciò che è stato distrutto, vorrei dare spazio e protezione ad ogni forma d'arte che appartiene a questi luoghi e a queste persone e che rischia di scomparire, che non ha più spazio.

 

Molto onestamente cosa pensi dell’attuale scena artistica italiana?

Non mi piacciono gli artisti/personaggi che vengono prima delle loro opere. A parte questi, guardo al lavoro di tutti con rispetto e curiosità. Nel campo dell'illustrazione e dei video penso che ci siano italiani bravissimi. Mi sono un po' stancata delle istallazioni, ma ne ho viste alcune davvero potenti di artiste italiane.

 

Quale credi sia il ruolo dell’artista contemporaneo?

Sviscerare la contemporaneità o immaginare un altro mondo possibile. Fare politica o fare poesia. O entrambe le cose. 

 

 

© Annarita Borrelli

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