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Ivan Quaroni

 

Curatore e Critico d'Arte

­Come definisci il tuo ruolo nel mondo dell’arte?

Non credo che spetti a me definire il mio ruolo. Non saprei farlo. So, invece cosa m’interessa fare e cosa mi piace fare. Ad esempio, mi piace scoprire nuovi talenti e metterli in condizione di mostrare il proprio lavoro, per quanto la cosa stia diventando sempre più difficile a causa della scarsa propensione al rischio delle gallerie. Mi piace insegnare, ma soprattutto mi piace imparare, due cose che sono spesso connesse. 

 

Quale episodio significativo ti ha avvicinato all’arte?

L’aver cominciato a scrivere per Flash Art, quasi quindici anni fa. E’ stato il modo più rapido ed efficace per conoscere il sistema dell’arte. Giancarlo Politi, per quanto molti ne dicano un gran male, è stato (e in parte lo è ancora) uno dei più grandi agitatori dell’arte contemporanea. Bisognerebbe chiedersi che cosa sarebbe la critica d’arte, anche quella che oggi conta a livello internazionale, senza la redazione di via Farini.

 

Come il mondo dell’arte influenza Ivan Quaroni e come Ivan Quaroni influenza il mondo dell’arte?

Domanda difficile. Non so se io influenzo il mondo dell’arte contemporanea, non credo. L’arte, invece, è una voluminosa parte della mia vita. Direi che siamo ben oltre una semplice influenza. Io vado dove c’è arte, poco importa se sono arti visive, musica, letteratura o cinema. Senza queste cose, l’esistenza è molto più povera, molto più basica. La natura può sopperire alla mancanza di tutte queste cose, ma solo se sei un essere umano molto evoluto. Io ho ancora bisogno di queste civili forme di consolazione.

 

Tre aggettivi per ciascuna categoria: artisti, critici d’arte, galleristi e collezionisti …

Generosi, gli artisti.

Alleati, alcuni galleristi.

Appassionati (e un po’ ossessivi), i collezionisti.

 

Si parla tanto del caos in cui navigherebbe attualmente l’arte contemporanea, raccontaci il tuo punto di vista.

Il caos, se per caos, ad esempio, intendiamo la libertà dalle logiche aziendali, è il motivo per cui ho deciso di fare questo mestiere. Una spiacevole controindicazione, purtroppo, riguarda la generale mancanza di rispetto tra i vari addetti ai lavori. Galleristi che disprezzano gli artisti, artisti che detestano i critici, critici che si comportano da prime donne o da piccoli dittatori, collezionisti che non rispettano il lavoro dei galleristi e così via. Il caos è in parte il risultato della totale deregulation che affligge il settore, della mancanza di politiche fiscali favorevoli all’arte, ma soprattutto dell’incapacità degli addetti ai lavori di “fare squadra”. Le responsabilità sono equamente distribuite tra tutti. Le cose cambiano se tu sei in grado di cambiare per primo e di portare un po’ di etica e di giustizia all’interno del tuo ambiente di lavoro.

 

Tre lavori che ti hanno reso particolarmente orgoglioso …

La cosa che più mi rende orgoglioso è essere riuscito a vivere negli ultimi quindici anni di questo mestiere. Per questo devo molto agli artisti, che sono stati i primi a credere in quello che facevo e poi, naturalmente, a quei galleristi e a quegli editori che mi hanno dato fiducia. Un ruolo importante l’ha avuto Arcangelo, per me uno dei migliori pittori della sua generazione, che mi ha incoraggiato e stimolato e mi ha introdotto in un mondo che conoscevo solo superficialmente. Tutti gli artisti di Italian Newbrow, come Vanni Cuoghi, Giuseppe Veneziano, Michael Rotondi, Paolo De Biasi, Silvia Argiolas, Giuliano Sale e molti altri, cresciuti insieme a me, sono stati come una seconda famiglia, amici e compagni di strada. Tra i galleristi, Matteo Lorenzelli (Lorenzelli Arte, Milano) è stato una vera nave scuola, ma con lui molti altri: la Galleria Obraz di Loris di Falco, la Galleria San Salvatore di Modena, la galleria Annovi di Sassuolo, Federica Ghizzoni di Spazioinmostra, Angela Galiandro di Angel Art, lo Studio d’Arte Fioretti di Bergamo e Isabella Tupone di Area\B sono state realtà che mi hanno permesso di sviluppare progetti con giovani artisti. A loro va la mia eterna, anche se a volte non corrisposta, gratitudine. Oggi devo ringraziare in particolare Antonio Colombo, artista, gallerista, dandy, grande alleato e compagno di avventure. Nella sua galleria è passato il meglio della pittura italiana e americana degli ultimi anni ed è li che il mio interesse per alcune esperienze d’oltreoceano è diventato realtà.

Citerei poi due libri: il primo è Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (Johan & Levi editore, 2007), una ricognizione ad ampio raggio sulla giovane pittura italiana che credo resista nel tempo; il secondo è Italian Newbrow (Giancarlo Politi editore, 2010), uscito nella stessa collana che pubblicò a suo tempo La Transavanguardia di A.B.O., una raccolta di scritti che documentano l’affermarsi nella modernità liquida di nuove identità pittoriche (ma anche scultoree), in bilico tra attitudini pop, gothic e folk.

Infine, voglio menzionare il workshop Manuale per artisti di Circoloquadro, che ha aiutato molti giovani a inserirsi nel complicato mondo dell’arte contemporanea e a diventare quindi degli insider.

 

Un artista del remoto passato, un artista dell’ultimo secolo, un artista del presente … tre nomi che a tuo avviso hanno profondamente cambiato l’arte …

Trovo più interessante fare tre nomi che hanno cambiato la mia percezione dell’arte:

Simone Martini

Osvaldo Licini

Neo Rauch

 

Hai mai pensato di fare l’artista?

Ma neanche per sogno. Io sono un mediatore culturale, qualche volta un coach, qualche volta un insegnante, spesso un facilitatore.

 

Quale credi sia il ruolo dell’artista contemporaneo?

Avere un ruolo è come essere imprigionato in un personaggio. Non mi piacciono i personaggi, mi piacciono le persone. Gli artisti sono persone che hanno il coraggio di esprimersi attraverso il linguaggio delle immagini a proprio rischio e pericolo.

 

Ti sentiresti di dare un consiglio a coloro che vorrebbero entrare a far parte dell’universo artistico ammesso che ne abbiamo diritto?

Chi stabilisce chi ha il diritto di entrare nel mondo dell’arte? Questa è un’idea che non capisco. Chiunque ha il diritto di fare ciò che più gli aggrada, non ci sono tornelli all’ingresso, non ci sono buttafuori. Ognuno fa quello che vuole, deve solo affrontarne le conseguenze.

 

 

© Annarita Borrelli

SALVATORE CAMMILLERI - HOVO SAPIENS - a cura di Roberto Sottile

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