Intervistare l'arte - Andrea Chiesi


Andrea Chiesi … come diventa artista?

È una scelta di vita, una vocazione, come rispondere ad una chiamata, ma non basta. Occorre certamente una predisposizione, ma soprattutto molto lavoro e disciplina. La pittura è totalizzante ed esperienziale. Nel mio caso si fonde con gli studi che porto avanti da anni sul buddhismo. La pratica della pittura assomiglia alla meditazione, la mente è sempre vigile e attenta.


Potrebbe risultare troppo facile considerarti iperrealista, cosa c’è di più?

Parto dal reale, ma mi interessa far rivivere i luoghi in un mondo interiore. I dipinti fanno parte di una ricerca spirituale che procede quadro dopo quadro, in cui confluisce tutta la vita.


Quanto e cosa c’è di te nei tuoi lavori?

Tutti i dipinti sono autobiografici. Ogni luogo, quasi sempre scoperto nel corso di esplorazioni urbane, diventa un autoritratto. Lo sguardo è inevitabilmente mio, ma una volta terminati e offerti al pubblico i dipinti iniziano una vita autonoma, indipendente dal pittore.


Le tue opere danno un senso di pace; è nei tuoi intenti primordiali o c’è un invito ad altro? In che misura questo tuo invito al senso di pace è rivolto a te stesso e in che misura agli altri?

Mi fa piacere che lo hai notato. Esiste questo aspetto, soprattutto nei dipinti più recenti. In molti dipinti ho lavorato sul tempo che appare come sospeso, mondi in cui il tempo è fermo o scorre in modo diverso. Oppure, nei più recenti, rifletto sul karma, le connessioni di causa ed effetto che nascono ad ogni azione e condizionano ogni esistenza. Oppure sulla vacuità, la concezione per cui ogni fenomeno è privo di un sé intrinseco. In ogni caso, al di là di quello che ricerco nella pittura, il dipinto parla a chi sa vedere e ascoltare e racconta a tutti una storia diversa.


Parlaci della tua scelta cromatica.

Dipingo soggetti in cui prevalgono linee e strutture oppure spazi in cui mi concentro sul contrasto luce-ombra, non serve l'intera gamma cromatica, lascerebbe il soggetto troppo vicino alla realtà. Utilizzo una tricromia. Il bianco e nero sarebbe troppo spento, per questo aggiungo un grigio azzurro che conferisce un tono più cangiante e vivo. Inoltre è una scelta di essenzialità, il colore, in questi casi, diventerebbe decorativo.


Qual è l’artista che ti ha cambiato la vita e perché?

Molti anni fa probabilmente è stato Giovanni Lindo Ferretti, poeta e cantante.


E’ palese un tuo interesse per un certo tipo di architettura, cosa ti affascina davvero?

In realtà più che l'architettura mi interessa il paesaggio, di cui l'architettura ne è parte. Il paesaggio racconta l'uomo, la sua storia, e ci mette in comunicazione con mondi diversi, quello visibile, ma anche quelli non visibili.


Hai mai pensato di proporre il tuo lavoro con forme d’arte diverse dalla pittura?

No, nasco come disegnatore e la naturale evoluzione è stata la pittura. Cerco di fare bene questo. La pittura è una pratica di vita. L'attitudine del dipingere è la stessa con cui pratico ogni cosa, come respirare, lavare i piatti, raccogliere rami caduti, o fare meditazione. In un lavoro in collaborazione hai legato la tua arte alla poesia, raccontaci di questa esperienza. Nel corso degli anni sono nate belle collaborazioni con scrittori e musicisti, da Giovanni Lindo Ferretti ai Disciplinatha, da Simona Vinci a Marco Philopat, a Emidio Clementi. Per la personale all'Istituto Italiano di Cultura a New York del 2014 ho chiesto al giovane poeta Giorgio Casali, conosciuto attraverso una radio indipendente, di scrivere per una pubblicazione. Sono nate così 19 poesie ispirate a 19 dipinti che le accompagnano, senza esserne la sinossi. È un viaggio parallelo, tra immagini e parola, verso una redenzione. Il gruppo musicale Siegfried ha poi realizzato una sonorizzazione molto intensa di questo viaggio, presentata al Poesia Festival 2014 o al Ribalta di Vignola nel 2015.


Quale credi sia il ruolo dell’artista contemporaneo?

Preferisco parlare del pittore, l'artista contemporaneo è una categoria troppo vasta, che non conosco a sufficienza. Credo che il pittore di oggi, come quello dei secoli passati, debba semplicemente dipingere bene. E per bene intendo cogliere l' essenza della pittura. È un compito difficile, perché richiede tutta la vita, molta fatica, dedizione e una concentrazione assoluta, ma ne vale la pena. Attraverso la pittura si possono realizzare rivoluzioni, nel cuore e nella mente di chi la sa osservare.


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