Arte - Salvatore Cammilleri - La vita è necessariamente bipolare


Scilla e Cariddi, il rischio di una insostenibile irresponsabilità della metafora dei ponti


Possiamo attendere che ci sia un moto di costellazioni, fatto di luci, rame, acciaio e stagno che segni le acque del nostro mare, come accadeva per la culla della storia, sulle sponde del Mare Nostrum. Una vita per l’arte ed una complessa opera installativa che relaziona l’inganno dei contrasti tra realtà distanti e distinte, ad un’antica e rinnovata visione storica-socio-esistenziale dello status umano disperso sugli spaventosi approdi della contemporaneità. Tutto respira dall’idea di perimetrare l’opera iniziatica “Necessariamente bipolare” che pone in perenne confronto i concetti di evoluzione collettiva e regressione individuale. Quattro sculture, “Scilla e Cariddi” il loro nome, un nuovo modello reticolare che, come una formula chimica allo stato bruto, delimita e costella un antico centro gravitazionale. L’avventura dell’esistenza non è che un campo minato di conflitti tra forze, incontri e scontri di tensioni polarmente opposte, alle quali niente e nessuno può sottrarsi. E mentre l’uomo moderno e del futuro, portando alle spalle le proprie libere conquiste, attraversa il cammino dell’evoluzione verso dimensioni irregolari e frastagliate come il sottobosco del contemporaneo, l’anima del passato si piega su se stessa e regredisce fino a raggiungere geometrie regolari ed aride di fantasie. Da quest’aurora artistica necessaria e bipolare, emerge la nuova legge sistemica proposta dall’artista visivo Salvatore Cammilleri: “La vita è necessariamente bipolare”. Mutano i tempi, ma non muta il destino dell’uomo tra falde di equilibri, mentre lotta sui ponti contro le forti raffiche di vento. Sono cadute tutte le armature, come tutti gli uomini che segnano il varco tra passaggi e cadute. La laboriosità dell’opera nuova, nasce da una visione isolana e mitologica della storia propria, come dell’umanità intera che si dissipa tra le rovine del buio. “Scilla e Cariddi” erano l'una vicino all'altra a formare quello che le genti moderne chiamano "lo stretto di Messina"; e mentre Cariddi ancora ingoia e rigetta tre volte al giorno l'acqua del mare creando dei giganteschi vortici, Scilla ancora attenta alla vita dei naviganti con le sue sei teste cercando di ghermire altrettanti marinai. L’opera rappresenta una rete di energie, di poteri, di forze, di distanze, di semplificazioni; è un meta-cammino di gomene tese sull’abisso, un pericoloso trasportarsi, un imprudente guardarsi indietro, un temibile rabbrividire e stare fermi o nervoso tergiversare. Si connettono luce blu e luce gialla, caldo e freddo, luce strobo e struttura di luci natie, ultraterreno e illuminazione radiante, per dare spazio ad una direttrice di vettori da cui prende coscienza l’insostenibile irresponsabilità della metafora dei ponti. “La vita è necessariamente bipolare” è anche una scelta, un’azione reale, un moto corporeo, un interruttore per dirigere il proprio status, un impatto visivo materico, ma quasi astratto che diventa emotivo, dimensionale, quasi solo privato … comportamentale. Dove si costruiscono collegamenti, svanisce il senso di assimilazione, fusione, identificazione, scissione e isolamento. Il ponte rappresenta un’esperienza concreta di opposti che, riconosciuti tali, si congiungono. Per mille ponteggi e sentieri l’uomo si sospinge verso il futuro e le sue sventure … verso un metafisico sistema di guerre e disuguaglianze che traghetta i popoli su simbolici continenti, orientati secondo le direzioni dei punti cardinali; astrattismo della materia che si muove dal posizionamento geografico del concetto, all’architettura concettuale delle geografie e dei posizionamenti. Non c’ è fabbro al mondo che possa raddrizzare l’evoluzione, così come vorrebbe la provocazione artistica multidimensionale di Salvatore Cammilleri. Non siamo che passerelle e possibilità … dottrine che lasciano tempo e spazio all’ideale di un ultraterreno, qualcosa che, come “il ponte di Messina”, si chiacchiera … si discute … si immagina … si idealizza … ma non esiste. Il reale non esiste, la contemporaneità non esiste, la speranza non esiste, l’al di là non esiste. Resta il rischio dell’utopica mancanza di un passaggio tra mondi ed universi destinati a decadere, come accade ai legami irrilevanti tra i nodi di potere e relazioni che, ancora oggi, alimentiamo attraverso le fragili reti sociali costruite su piazze fisiche e virtuali.


di Annarita Borrelli


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