Biblioteca - "Il Vangelo delle streghe" Fabiana Olivieri



"Giulia, fin da bambina avrebbe fatto volentieri un viaggio al centro della terra, uno intorno alla luna,uno a settemila leghe sotto il mare, o il giro del mondo in ottanta giorni. La sua testolina non smetteva mai di viaggiare con la fantasia verso avventure favolose e mondi incantati. I libri erano la sua chiave di lettura, grazie ad ognuno di essi viveva una grande avventura. Amava il genere fantastico, avventuroso e magico, in quei racconti vedeva colori, viveva emozioni ". Con queste parole "rotonde " immaginifiche che leggerezza e mutevolezza percorrono attraverso una rete di immagini che trasmutano l'una nell'altra, inizia questo bellissimo racconto: “Il vangelo delle streghe”. Giulia insicura ed introversa, la nostra giovanissima protagonista, un giorno riceve in regalo, un libro "Il vangelo delle streghe" scritto nel 1899 da Charles Godfrey: un affascinante elenco di credenze rituali e incantesimi della stregoneria italiana. Le si apre così un mondo di fantastiche novità che lei come Alice nel paese delle meraviglie, percorre con occhi incantati, attenti, come solo una bambina può fare. Ci porterà in quel mondo così poco esplorato della Naumachia, delle streghe di Benevento, di quelle più oscure longobarde, nella comunità di animali magici nella città di Narni in Umbria, negli ipotetici vampiri di Volterra in Toscana, la comunità magica di Roma, la grande tradizione sarda. Figure affascinanti della mitologia ci appaiono improvvisamente in questo fantastico giro d'Italia: Circe la strega più famosa e affascinante della storia, Diana la strega della fertilità che ha seguaci solo donne, Lucifero e Caino che tanto influenzarono il cattolicesimo. Un continuum che richiama la rotazione delle colture di Kierkegaard in aut aut, ma qui ci troviamo di fronte ad un et et, essenziale evocativo per rendere la vita piena di nutrimento ... nel suo dipanarsi, nei suoi rivoli fantasiosi, magici, mitologici … lì c'è la vita in tutti i suoi aspetti e anche in quelli ancora da "inventare".


di Anna Palasciano

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