Intervistare l'arte - Vanni Cuoghi


Come definiresti il tuo lavoro al di là di qualsiasi definizione già attribuita?

Mi piace l'idea di definirlo"bugiardo". Un modo diverso per rappresentare, non una fiaba, ma i tanti aspetti della realtà. Il mio lavoro, in termini linguistici, è un cavallo di Troia: si palesa in un modo, ma dopo un pò ci si accorge che è un'altra cosa.


Quali sono gli artisti che, a tuo avviso, hanno maggiormente influenzato la tua visione artistica … e perché?

Io saccheggio a piene mani da tutta la Storia dell'Arte. Lo faccio però in modo quasi inconscio. Si, certo, alcune delle mie immagini fanno palesi riferimenti, ma in molti casi arrivo a rappresentare dipinti di autori che magari non conosco nemmeno bene, ma che ho visto di sfuggita una volta soltanto. Qualche anno fa ero più preciso. Sapevo dove volevo arrivare e usavo la citazione come se fosse un giocattolo, un divertissement. Adesso non è più così, tendo a mischiare le cose: scambio il frame di un film per un dipinto e viceversa, con il risultato che le immagini note affiorano soltanto, sono evocate.


Cosa raccontano le tue opere? Quali sono i tuoi messaggi?

Anche in questo caso c'è stato uno spostamento di ordine linguistico. Un tempo rappresentavo modi di dire, proverbi, discorsi incongrui o surreali ascoltati di nascosto in metro o al supermercato … Adesso sono diventato più pigro e impiatto solo gli ingredienti per una storia. Racconto poco o nulla. Lascio a chi guarda il compito di dare la sua versione dei fatti e aggiungere senso ai miei lavori. Amo sentire raccontare dagli altri, ma molto spesso mi è capitato di ascoltare versioni diametralmente opposte dello stesso dipinto! Il coinvolgimento dello spettatore è fondamentale. Attualmente è in corso alla Labs Gallery di Bologna una mia doppia personale con Marcel Dzama centrata proprio sul concetto di storia … mascherata in cui il racconto è solo un pretesto, un innesco.


Come si collocano le tue opere tra realtà e illusione … raccontaci.

Non sono mai uscito da questo ginepraio, proprio perché come dicevo, sono facce della stessa medaglia: sai quante cose ho immaginato che poi si sono puntualmente verificate? L'immaginazione è uno strumento molto potente. L'ho capito nel momento stesso in cui ho iniziato a vivere di questo lavoro e da bambino sognavo proprio questo.


Alcune tue opere sono state realizzate con la tecnica del collage, parlaci di questa scelta.

Solo da qualche anno mi sono avvicinato al collage. Mi piace molto il trompe l'oeil e l'idea che, l'objet trouvé, suggerisca nuove logiche narrative o pittoriche che tu non avevi previsto. Sono la sorpresa nell'uovo di Pasqua. Bisogna dire che il mio lavoro mi diverte molto proprio come la Vita. Ecco, io cerco questo senso dello stupore, della meraviglia e della sorpresa anche mentre dipingo. Ultimamente sono arrivato a disegnare degli oggetti, degli animali e dei personaggi, ritagliarli e metterli in un cassetto. Alla fine, nel giro di qualche mese, si formano delle stratigrafie con frammenti di tappezzerie, cani, donne con la spada, aquile, cervi, armadi … Ti dimentichi che cosa avevi fatto e dopo lo ritrovi e lo assembli.


La serie pittorica che ti ha dato maggiori soddisfazioni … raccontaci.

In realtà ho una soglia di attenzione molto bassa. Mi annoio con grande facilità, ma quando una cosa mi piace divento quasi ossessivo nella ricerca. Non mi piace parlare di serie, ma di periodi. Ultimamente sto lavorando su alcune piccoli diorami che io chiamo "Monolocali" Sono delle scatole di cm 21 x 30 (formato A4) in cui creo degli ambienti e dei personaggi che li abitano. Il tutto rigorosamente in carta e a sagoma. Era una tradizione sette-ottocentesca, soprattutto ligure, quella di realizzare dei presepi in carta sagomata: i Cartelami. Al museo Diocesano di Genova c'è una collezione fantastica di queste figurine. Io ho ripreso i Cartelami e li ho ambientati in spazi molto ristretti: officine, fast food, serre, cucine ecc. Qui i miei personaggi abitano e hanno a che fare con le loro (e le vostre) personalissime storie. Recentemente ho esposto una quarantina di queste miniature nella galleria di Giuseppe Pero e l'ho dedicata al Ghetto Ebraico della città di Venezia in una mostra "Tra terra e cielo".


In un mondo senza limiti che tipo di opera realizzeresti?

Mi piacerebbe realizzare un parco di divertimenti in cui tutto è commestibile e profumatissimo o un condominio strutturato come un immenso Merzbau con vista mare.


Ipotizzando una collaborazione, con quale tipologia di artista lavoreresti e perché?

Non riuscirei a lavorare con nessun altro pittore. Mi piacerebbe lavorare con un architetto e lavorare con lui sul concetto di nuovi spazi in cui abitare e vivere.


Le tue considerazioni in merito all’arte contemporanea in Italia …

Rischierei di dire cose note e arcinote sul sistema dell'arte di cui molti miei colleghi hanno già parlato: la crisi, l'esterofilia italiana, il fatto che nessuno investa sui giovani ecc ecc. Io voglio invece dire che ci sono dei bravissimi artisti che non hanno niente da invidiare ai loro colleghi stranieri. I giovani dovrebbero viaggiare un pò di più e concentrare l'ambizione sull'immaginazione. (bella la domanda: in un mondo senza limiti …). Sento che, in questo preciso momento, qualche cosa sta cambiando. Certe gallerie affiancano ai nomi degli storici anche qualche artista che non ha compiuto trent'anni e ci sono fondazioni che si spendono in modo davvero eroico per loro. Mi viene in mente Rivoli2 a Milano che realizza dei progetti e delle mostre di altissima qualità con un impegno veramente unico. Lì ho visto mostre come quella di Viviana Valla o Marco Bongiorni che mi hanno piacevolmente sorpreso. Oppure il progetto Piscina's Art in Sardegna dove un imprenditore illuminato sta creando le condizioni affinché una ex miniera diventi un luogo d'incontro e di parola tra i principali artisti e intellettuali italiani.


Quale credi sia il ruolo dell’artista contemporaneo?

In realtà non so rispondere! Mi addentrerei in una selva di luoghi comuni e rischierei di non trovare l'uscita e … nemmeno la toilette.



© Annarita Borrelli


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