Musica - Claudio Leone


Il rapporto con i suoni

Il suono di una chitarra

La chitarra di Claudio Leone


Claudio Leone e la musica

Più che una passione, una necessità. Ogni giorno cerco un contatto con la musica. Non solo lo studio dello strumento: la composizione, anche di poche battute, lo stupore di fronte alla bellezza del movimento delle voci in Bach, i silenzi in un solo di Miles Davis, l’inesauribile vena creativa di Charlie Parker, il fuoco sacro di Coltrane, l’incanto delle armonie di Bill Evans e persino un ragazzino di 11 anni, Joey Alexander, che è in grado di suonare con una profondità apparentemente soprannaturale. Per Erri De Luca, scrittore, è la pagina scritta a dare dignità e un senso alla giornata, alla fine delle fatiche quotidiane. Per me, musicista, è il rapporto con i Suoni.


Claudio Leone e la chitarra …

La chitarra è uno strumento, il mio strumento. Credo tuttavia che ciascun musicista sia in realtà lo strumento di se stesso. È l’idea, il sentimento, il proprio essere nel momento che si comunica. Io lo faccio con la chitarra, che è il mezzo che ho imparato gradualmente ad utilizzare a partire da 20 anni fa, con cui sono in grado di tradurre, anche in maniera estemporanea, quello che sono musicalmente. Altri utilizzano, il sassofono, la tromba, il piano, il contrabbasso, il violino. Non importa neppure che musica si suoni o si scriva: Jazz, Classica, musica tradizionale indiana. Questi sono linguaggi. Ciò che ci rende così incredibilmente attratti dalla musica è il fatto che essa rifletta le nostre vite, ciò che siamo veramente nel profondo. Keith Jarrett ha capito questo punto come pochi altri, sostenendo che la gente sia abituata a credere che la musica derivi da altra musica, quando ciò sarebbe come dire che i bambini nascono da altri bambini. La musica nasce dalla vita perché è essa stessa vita.


Claudio Leone ed il live …

È il luogo dove l’essere musicisti si esprime nella maniera più autentica possibile. Suonare con altri o da soli per un pubblico vuol dire stabilire che ciò che si suona è vero e bello lì e in quel momento preciso. In questo senso il pubblico è parte attiva del processo, tanto quanto il musicista: è un vero e proprio miracolo ed è il fine ultimo per cui ascoltiamo e facciamo musica. Certo basta pochissimo per rovinare tutto: una sala dalla cattiva acustica, il voler dimostrare qualcosa a qualcuno o a se stessi, il lasciarsi condizionare dalla paura, il non saper ascoltare e, a volte, non credere che il miracolo sia possibile.


Claudio Leone ed il suo ultimo disco ...

È una riflessione sui cambiamenti che attraversano la nostra vita. Come musicisti siamo chiamanti a suonare forme consolidate, eppure il nostro modo di suonarle non è uguale a quello dei musicisti che le suonavano cinquant'anni fa e neppure al nostro stesso modo di suonarle di tre anni fa. Allo stesso tempo, anche quando cerchiamo di creare qualcosa di completamente nuovo, il nostro modo di pensarlo e di suonarlo è profondamente influenzato da ciò che siamo stati. Il grande paradosso è proprio questo: più le cose cambiano, più restano le stesse. È impossibile suonare uno stesso brano allo stesso modo due volte, anche ad un minuto di distanza tra un’esecuzione e l’altra, eppure, quando componiamo dieci brani diversi, stiamo scrivendo, in fin dei conti, lo stesso brano.


di Salvatore Cammilleri

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