AUTODIFFAMAZIONE di Peter Handke



AUTODIFFAMAZIONE

di Peter Handke

traduzione Werner Waas

con Lea Barletti, Werner Waas

musica Harald Wissler


(Tedesco-italiano con sovratitoli)



Io non sono quello che sono stato.

Non sono stato come avrei dovuto essere.

Non sono diventato quel che sarei dovuto diventare.

Non ho mantenuto quel che avrei dovuto mantenere.



Finalmente a Milano, dopo una lunga tournée europea, lo spettacolo Selbstbezichtigung/Autodiffamazione della compagnia berlinese Barletti/Waas. Il testo è dell’autore austriaco Peter Handke, poeta, saggista e drammaturgo, famoso al grande pubblico per la sua collaborazione con Wim Wenders (Prima del calcio di rigore e Il cielo sopra Berlino).


Barletti/Waas da sempre interessati al dialogo che si crea tra attori e spettatori in questo testo si fanno testimoni di una presa di coscienza, di un’educazione sentimentale alla parola. Per i sessanta minuti dello spettacolo si sospende il confine tra palco e platea, per accettare la comune responsabilità di una storia collettiva.

Un uomo e una donna si autoaccusano di comportamenti e azioni compiute nella propria vita, assecondando o infrangendo le regole della società. In un gioco di riconoscimenti, il confine tra pubblico e scena si sospende, per ritrovare un po’ di sé nella vita di due sconosciuti, nelle frasi e nei luoghi comuni della lingua presa in prestito: italiano o tedesco, l’habitus linguistico cerca di tirar fuori l’essenza del non dicibile per rivelare un collettivo disorientamento, l’accettazione e parallela ribellione al livellamento culturale e con loro, al contempo, il perpetuarsi del miracolo dell’empatia, che sopravvive nonostante tutto.



DALLE NOTE DI REGIA

Selbstbezichtigung/Autodiffamazione è un antidoto contro la superficialità, contro la sensazione di rumore diffuso. È uno spettacolo nato dal desiderio di concentrazione e di contatto reale con il pubblico, che sviluppa proprio in virtù della sua urgenza autentica e della sua fiducia nei propri mezzi, un alto grado di efficacia. Concentrazione e contatto reale necessitano di tempo, forse addirittura di lentezza nel rapporto con il mondo, il ché suona quasi scandaloso: questo è lo scandalo che abbiamo deciso di dare.

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