casaluce/geiger IL PROFUMO DI LUISA CASATI



casaluce/geiger


IL PROFUMO DI LUISA CASATI


Vienna, dal 4 maggio al 13 giugno 2017


Galerie Jünger


Inaugurazione: giovedì, 4 maggio alle ore 19.00



A Vienna, dal 4 maggio al 13 giugno, la Galerie Jünger presenta un nuovo progetto espositivo di casaluce/geiger: Il profumo di Luisa Casati. L’artista italo-austriaca, che da anni investiga il tema dell’identità nelle sue più sfaccettate forme dal travestimento fotografico all’identità cyborg, rivede la Marchesa Casati alla luce della possessione sciamanica; si fa attraversare dal mondo iridescente della signora che dichiarò: "voglio essere un'opera d'arte".

La Divina Marchesa è stata un personaggio fondamentale della stagione tra Art Nouveau e Art Déco, regina della mondanità ha vissuto nel luogo veneziano che Peggy Guggenheim ha scelto dopo come propria dimora, a Parigi, dove è andata in rovina, e a Londra, povera ed elegantissima. Ovunque è stata una maestra di stile e per questo molti sono stati coloro che le hanno reso tributo nella fotografia, nella pittura e nella moda.

Le opere di casaluce/geiger, tutte inedite, sono state realizzate tra il 2014 e il 2017: disegni con acrilico su stampe antiche e fotografiche d’archivio, una serie di fotografie ed un’installazione olfattiva con un profumo di essenze orientali creato appositamente, da cui prende il titolo la mostra.

Il testo che introduce al lavoro esposto è di Luca Scarlini, autore inoltre del libro “Memorie di un'opera d'arte. La Marchesa Casati” (Skira).


Luca Scarlini

Divina presenza: esercizi di possessione


casaluce/geiger per effettuare una evocazione si pone davanti alla icona dell’eleganza estrema all’inizio del Novecento, la Marchesa Luisa Casati Stampa, creatrice di un percorso intensissimo intorno alla propria immagine, in cui ha anticipato la body art, l’azionismo e la performance a venire. Nel recinto del magnifico palazzo veneziano sul Canal Grande, che poi è stato scelto come dimora da Peggy Guggenheim, dove oggi però non ci sono più segni del suo dorato passaggio, la dama invitava a feste da mille e una notte artisti e nobili, marchette e arredatori, mondane e attori. A Parigi, nella dimora inverosimile di Le Vésinet, che la mandò in rovina, si trasformò in Cagliostro, con una bacchetta di cristallo sfidò una tempesta improvvisa in arrivo, ma rimase con la parrucca scomposta, mentre gli ospiti si davano alla fuga. A Capri, isola del sole, riuscì a trasformare la casa del medico-scrittore Axel Münthe in un nero sacrario, girando come luttuosa presenza notturna, anche in pieno sole. A Londra, rovinata, ma sempre fedele al suo stile venne inseguita dal maestro della fotografia Cecil Beaton, che la volle immortalare come fantasima di eleganza; David Bowie all’inizio degli anni ’70 al momento di inventare la sua creatura Ziggy Stardust si ricordò del rosso di fuoco e di fiamma che si vede nel magnifico ritratto di Augustus John, conservato alla National Portrait Gallery.

Il mezzo che l’artista oggi sceglie per mettersi di fronte a una persona che aveva scelto determinatamente, contro le regole della società in cui viveva, di essere un’icona, è quello della possessione. La sciamana canta, evoca l’immagine e la fa propria: il rituale permette di rompere qualsiasi limite dell’identità, di forzare ogni confine del sé. Il titolo della mostra è Il profumo di Luisa Casati; la veggente, sonnambula insieme alle sue belve nella notte veneziana, accompagnata dai servi mori che sembravano usciti da un affresco del Tiepolo, viene catturata come spirito in un’ampolla di vetro e resa come fragranza, odorosa presenza, in una serie di oggetti d’arte. I luoghi in cui la dama ha abitato sono altrettante possibilità di evocazione, in fedeltà all’evocazione dall’Antonio e Cleopatra di Shakespeare che si legge sulla sua tomba, nel cimitero di Brompton, con il distico di versi che inizia con “infinita varietà”. La metamorfosi è stato infatti il luogo favorito del pensiero per la Marchesa, che nei quadri di Alberto Martini si travestiva da Cesare Borgia, come da Capo indiano, quanto per casaluce/geiger, che ama rappresentarsi come la Madonna, nelle vesti di Marilyn o di un uomo che si fa la barba. La possessione permette quindi il cambiamento: la persona di cui si cerca di acquisire l’immagine entra nei tratti fisiognomici dell’artista-sciamano che la evoca, e non è certo questione di una somiglianza fisica, ma piuttosto di fedeltà a un gesto, a una posa, a uno sguardo. Maestra di un make-up metafisico, la Casati usava l’atropina per avere occhi grandi, come quelli degli uccelli rapaci, e li circondava di una mascherina di velluto per evocare la profondità della Notte. casaluce/geiger come i migliori “nasi” dell’industria profumiera, magistrali nella distillazione degli aromi, odora la scia multicolore lasciata dalla dama nell’immaginazione collettiva e fa proprie alcune messinscene celebri, nell’assonanza predestinata tra casaluce e Casati.

casaluce/geiger, artista italo-austriaca, basa la sua ricerca su elementi di ‘disturbo’ e destrutturazione delle ‘regole’, partendo da una certa ambiguità espressa con l’omissione dei propri dati anagrafici. Attratta dal concetto di fluidità e molteplicità, esplora luoghi identitari del multi-sé attraverso uno dei suoi alter ego tra reale e virtuale: synusi@ virus cyborg. Forgia il Posthuman Actionism, che presenta al PEAM con un testo di Antonio Tursi. L’indagine sul travestimento in fotografia condotta da Fabiola Naldi nel libro “I’ll be your mirror” esamina il tema del doppio nelle sue immagini riflesse della serie Self Portrait. Per i lavori che compongono la mostra Il profumo di Luisa Casati, con testo d’accompagnamento di Luca Scarlini, sceglie di rivedere la Marchesa con il mezzo della possessione sciamanica.

Ha esposto in numerosi musei, tra cui Landesmuseum Niederösterreich, Atelier Augarten - Österreichische Galerie Belvedere, Q21 - MuseumsQuartier Wien, Stadtgalerie Bamberg - Villa Dessauer, Kunsthalle Bratislava, Kajaani Art Museum, ikob Museum, Kymenlaakso Museum, Bangkok Art and Culture Centre. www.casaluce-geiger.net