Emilio Scanavino. Dialoghi Inediti


Emilio Scanavino. Dialoghi Inediti

a cura di Greta Petese

11 Maggio - 26 giugno 2018

inaugurazione giovedì 10 maggio, ore 18.00


Emilio Scanavino torna sulla scena milanese, negli spazio della Galleria Robilant+Voena, con la mostra Dialoghi inediti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Scanavino, che propone una nuova possibilità di lettura del lavoro dell'artista genovese, attraverso una selezione che sottolinea la carica sperimentale e la potenza del suo dirompente e autentico linguaggio. La mostra è curata da Greta Petese, presidente del Comitato scientifico dell'Archivio.

Le opere proposte, circa quaranta tra sculture, dipinti e disegni su carta, realizzati tra gli anni ’60 e inizio degli anni ’70, molte delle quali inedite, si caratterizzano per l'importante cifra innovativa e concettuale oltre a costituire una rilevante risorsa per la narrazione di un percorso particolare della produzione di Scanavino che lo sottrae a facili classificazioni.


Scrive Elisabetta Longari nel suo testo in catalogo: “Queste forme, dichiaratamente in perenne stato di metamorfosi e trasformazione, in una sorta di eterno transito, parlano un idioma larvatamente surrealista, ma di un surrealismo antiretorico e scarnificato, lontano da ogni inclinazione letteraria.” E ancora: “Con ogni evidenza alcune opere introducono pratiche che vanno molto al di là delle tecniche tradizionali. Una spiccata curiosità per la genesi, tanto naturale quanto artificiale, delle forme, perfino per certi ready made, testimoniata in primis dall’attività fotografica ancora prevalentemente inedita, spinge l’artista alla sperimentazione e all’impiego di materiali altri rispetto a quelli propri delle belle arti, portandolo a esiti sorprendenti, in alcuni casi vicini per sensibilità a certe operazioni dell’arte povera, parallelamente a esse ma spesso anche ante quem.”


L’ordine della mostra segue una linea che mette in luce la fitta rete di dialoghi tra il processo creativo, la forma e la sperimentazione di un sistema espressivo, seguendo un'indagine incentrata sul percorso tra progetti, studi preparatori e opere finite, che permette di scorgere il momento che precede la creazione. Molti dei disegni esposti - quasi tutti escono per la prima volta dallo studio dell’artista - raccontano l’iter che, dal nucleo generatore del pensiero di Scanavino, arriva fino alla realizzazione materica delle sculture presentate. Fra queste, molte sono state lontane per diverso tempo dalla scena espositiva come, per citarne una, la fusione in bronzo “Dio malato”, visto l'ultima volta nel 1990 alla Galleria del Naviglio. La mostra Dialoghi Inediti, attraverso la selezione operata da Greta Petese, segna una modifica del confine tra lo spazio della pittura e della scultura, il quale diviene sempre più evanescente. Così la materia ceramica è appesa ad una tela e la pittura assume una dimensione di carattere sempre più essenziale, mostrandosi attraverso il vuoto di “monocromie abitate” che non perdono però il filo con la volontà di impadronirsi dell’esistenza e delle sue materie.


Contatti per il pubblico:

Galleria Robilant + Voena

Via Fontana, 16 - 20122 Milano

Paolo Bonacina +39 028056179

paolo@robilantvoena.com


Ufficio Stampa:

Emanuela Filippi / Eventi e Comunicazione

+39 02 4547 9017 +39 392 3796 688

eventiecomunicazione@gmail.com



BIOGRAFIA


Nato a Genova nel 1922, dopo il liceo artistico si dedica sin da subito alla pittura, inaugurando la sua prima mostra personale nel 1942, alla Galleria Romano del capoluogo ligure. Pochi anni dopo prende uno studio a Milano in Foro Bonaparte, e inizia a frequentare l’entourage di Brera, di cui fanno parte Fontana, Dova, Crippa, Dangelo, Manzoni, Dadamaino e tanti altri.

Nel 1947 soggiorna a Parigi ed entra in contatto con altre personalità che saranno importanti nel suo percorso: Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen, Georges Braque. Qui ha modo di confrontarsi con l’opera di Van Gogh, di apprendere quelli che saranno gli echi del post cubismo che assimila e interpreta in sua chiave, come mostrato dalle opere presentate nella sua seconda mostra personale alla Galleria Genova e L’Isola. Dal 1950, l’artista lavora con Tullio Mazzotti alla sua Manifattura ceramica ad Albisola insieme a Lucio Fontana, Sebastian Matta, Guillame Corneille, Asger Jorn, Wilfredo Lam, Gianni Dova, Roberto Crippa, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Giuseppe Capogrossi, Agenone Fabbri, Aligi Sassu. Nello stesso anno, espone alla XXV Biennale di Venezia e riceve ex-aequo il Primo Premio alla V Mostra regionale genovese. In occasione della sua mostra personale alla Apollinaire Gallery di Londra del 1951, che riceve la visita e suscita tra gli altri anche l’interesse di Henry Moore, trascorre diverso tempo in questa città. Ha così modo di incontrare molti artisti tra cui Philip Martin, Eduardo Paolozzi, Graham Sutherland e restare profondamente impressionato dall’opera di Francis Bacon. In quegli anni conosce Carlo Cardazzo, che in quel periodo già collaborava da tempo con le più importanti gallerie a livello internazionale, iniziando un nuovo percorso dell’Arte Contemporanea. Nella sua Galleria del Naviglio di Venezia, presenta tra le altre cose, il primo Ambiente spaziale di Fontana e realizza la prima personale europea di Jackson Pollock. Poco dopo il loro incontro, Cardazzo diventa il suo gallerista, mentre il critico Guido Ballo inizia ad interessarsi alla sua opera.

Nel 1954 espone ancora alla Biennale di Venezia dove parteciperà nuovamente nel 1958, vincendo il Premio Prampolini, nel 1960, con una sala personale e nel 1966, anno in cui consegue anche il Premio Pininfarina. Continuano le relazioni internazionali dell’artista. Nell’estate del 1955 Scanavino partecipa al Phases de l’art contemporain a Parigi e l’anno seguente in marzo, inaugura una mostra personale alla Galerie Apollo di Bruxelles presentata da un testo di Christian Dotremont, figura cruciale di CoBrA. Partecipa inoltre come unico artista italiano alla rassegna This is Tomorrow, che si tiene alla Whitechapel Gallery di Londra, invitato da Anthony e Sarah Jackson, con i quali ha mantenuto rapporti assidui dopo la personale congiunta del 1951. Alla fine degli anni ’50 conclude i primi contratti con Carlo Cardazzo e Peppino Palazzoli della Galleria Blu di Milano. Nel 1961 compie il suo primo viaggio a New York ed espone ancora in Francia a Parigi alla Galerie Charpentiere alla Galerie Internazionale d’Art Contemporain. Pierre Restany, interessato al suo lavoro, lo include nella sua pubblicazione “Lyrisme et Abstraction” edito dalla Galleria Apollinaire di Milano. Partecipa alla manifestazione collettiva Anti-process presentata prima alla Galerie des Quatre Saisons di Parigi, avendo così modo di approfondire i suoi legami con gli intellettuali francesi e gli artisti partecipanti. Sempre nel 1961 prende parte all’esposizione dedicata ai giovani pittori italiani, al Museo di Arte Contemporanea di Kamakura in Giappone. L’anno seguente acquista una vecchia casa contadina a Calice Ligure, dove richiama molti altri artisti della scena internazionale, che concorrono alla nascita di un nuovo polo del fermento dell’arte d’avanguardia. Nel 1970 vince il Primo Premio della Palmaès Huitieme alla VIII Biennale Internazionale d’Arte di Mentone e compra casa a Roma, Parigi e Golf Juan. Continua la sua attività espositiva in varie sedi all’estero tra cui la mostra rappresentativa dell'arte italiana “20 artistas italianos” del 1971, al Museo De Arte Moderno a Città del Messico.

Realizza la grande opera “Omaggio all’America Latina”, con lo scultore Alik Cavaliere, in occasione dell’invito per la XI Biennale di San Paolo del Brasile ma l’opera, dedicata ai martiri per la libertà, non viene esposta per intervento delle autorità consolari che la censurano per il soggetto “di natura politica e quindi extra artistica”.

Negli anni ’70, successivamente al superamento di una delicata operazione guarisce e continua a viaggiare in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svizzera , Austria, America del Nord, Brasile, Venezuela, Messico.

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