IOSONOPIPO / Vuoto #2


IOSONOPIPO / Vuoto #2


Il secondo capitolo della nuova opera di Giuseppe Palmisano

Il 2 ottobre alla Reggia di Caserta è andato in scena come un’opera d’arte vivente il secondo appuntamento del progetto firmato dall’artista Giuseppe Palmisano aka iosonopipo: Vuoto #2. 150 donne dalla pelle nera e uno spazio vuoto. I corpi femminili hannp riempito lo spazio fino a diventare quello spazio, come un’unica scultura. Uno spazio vivo, fatto di persone, non una teca in cui chiudere oggetti, per guardarli meglio. Dopo il successo della prima fase del progetto (Vuoto #1) dove comparivano solo donne dalla pelle bianca,Giuseppe Palmisano ha rilanciato l’esperimento. Questa volta la call era aperta a sole donne dalla pelle nera,con l’intento di elogiare la diversità invece di predicare l’uguaglianza. Il risultato del progetto finale è stato un dittico bianco e nero, che ha reso il progetto finalmente completo. L’obiettivo di Palmisano era quello di fotografare le 150 ragazze in una sola volta vestite solo di un paio di collant nere, secondo l’estetica che lo contraddistingue e che lo ha pian piano reso famoso, partendo dai social network, fino a portarlo alla pubblicazione del suo primo libro fotografico, Oltrepensare. Il progetto è dedicato a Jannis Kounellis, pittore, scultore e tanto altro, e di Ren Hang, fotografo e artista.

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Vuoto è stato ispirato da una condizione provata all’arrivo dei miei 27 anni.

Ad Aprile 2017 ho lanciato tramite il sito http://vuo.to.it e i miei canali social un call pubblica aperta a 300 donne. Ho chiamato personalmente al telefono circa 300 donne. Il giorno dello scatto si sono presentate a Pescheria Pesaro, 150 donne. La donna è per me la massima espressione della natura e nel mio lavoro ha un ruolo fondamentale. Il mio proposito e la mia sfida è sempre stata quella di privare dell’erotismo intrinseco il suo corpo nudo. Con Vuoto ho provato a farlo creando un unico, potente, organismo. L’arte è vera e viva solo quando è condivisa e partecipata. Vuoto è stata un’esperienza condivisa da donne di tutte le età provenienti da tutta l’Italia, che avendo fiducia in me hanno accettato di mostrarsi e mettersi in gioco. La foto è stata solo la parte finale di questo viaggio, è stata la mediazione, la sintesi, la scoria; è stata la fine ma non il fine.

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