Storia dell'arte - Louise Bourgeois "Femme couteau"



Louise Bourgeois "Femme couteau"

1969-70. Marmo Rosa, 67 x 3 x 12,5 cm.

Collezione Jerry ed Emily Spiegel, New York.


Analisi Descrittiva:

Si tratta di una scultura prodotta interamente in marmo rosa. Un rosa che ricorda il colore della carne, un marmo puro senza venature verdi e scarse e delicate venature bianche.

Raffigura un corpo femminile sdraiato sulla schiena: sono evidenti i seni, il punto vita ed i fianchi. Non ha piedistallo. Non ha testa né piedi né gambe né braccia ma è evidente dove questi dovrebbero trovarsi. Il corpo femminile è reso stilisticamente nelle sue curve e non nei suoi dettagli. Nella sua lunghezza maggiore misura 67 centimetri, nella larghezza 12,5. Descrivendola in termini antropomorfici potremmo dire che ha le gambe molto corte o il punto vita piuttosto basso. Le gambe non sono separate tra di loro ma sono unite: serrate, così serrate da non essere due ma una sola: come la pinna di una sirena o meglio come una lama. Tutta la scultura ha un’aria piuttosto monolitica, potrebbe essere assimilata alle forme di un pugnale: l’impugnatura nel punto vita e la lama nella zona dei piedi.



Analisi Critica: (secondo il modello del quadrato semiotico)

La scultura rappresenta una donna: un corpo femminile. Le forme sono così stilizzate da essere assimilabili a quelle di un coltello: l’impugnatura nel punto vita e la lama nella zona dei piedi. Anche il titolo “Femme - couteau” significa letteralmente: “Donna-Coltello”.

Cos’ha questa donna in comune con un coltello? Perché una donna decide di trasformare la propria natura e di comportarsi come un coltello? Non è dalla nascita che ha questo atteggiamento, lo adotta con il tempo per difendersi dal mondo esterno. La sua marzialità non è aggressiva ma completamente difensiva; questa donna non può fare a meno di diventare un coltello per difendersi dagli altri da cui si sente continuamente offesa, aggredita e stuprata. Che sia la reazione ad un trauma o una reazione alla consapevolezza della propria fragilità questo non lo sappiamo; quello che sappiamo è che questa donna non è sé stessa, non sviluppa le proprie caratteristiche, non si evolve, non si migliora ma scambia la propria identità con quella di un coltello ed il motivo per cui fa questa azione autolesionista è la paura.


L’asse dialettico, come spesso accade nelle opere della Bourgeois, è l’asse maschile - femminile. Questa scultura rappresenta una donna, è una donna, è femminile nella sua essenza e nella sua consapevolezza. Quello che è analizzato qui è il suo rapporto con l’altro da sé: con il maschile. E come questi due generi si fondano in lei fino a renderla una “Femme - couteau”.


Il diverso da sé la spaventa e non lo ammette in un confronto mite, non permette nessun dialogo e nessun confronto con gli altri: con gli uomini. La causa di questa chiusura non è lo snobismo o la troppa stima di sé, al contrario, è la paura del diverso che la rende immobile, fredda e inavvicinabile come un coltello.

Non può avanzare dalla propria condizione, è chiusa: serrata in un dolore solitario e autolesionista da cui non c’è via d’uscita.


La paura paralizza: indeciso se avanzare per liberarsi dall’antagonista o tornare indietro e battere la ritirata il pensiero si blocca e non riesce nemmeno a distinguere razionalmente le due opzioni. La faccia diventa bianca, tutto il sangue va nei muscoli che, tecnicamente hanno più energia per poter scappare o aggredire, ma non segue nessuna azione. Si resta immobili, metaforicamente o no si muore.


Non avanza e non scappa: non ha le gambe, non fa niente, non produce niente: non ha le mani e le braccia; non può pensare perché non ha la testa, è solo un corpo: un corpo-fallo-coltello di marmo senza identità né storia né futuro.


Gli uomini con la loro curiosità verso di lei non la lusingano affatto ma la spaventano. Si sente vulnerabile e non riesce ad aprirsi a loro, le sue gambe sono così chiuse da essere fuse in una sola. Si sente aggredita da chi è diverso da sé e allora adotta l’arma dell’aggressore: il coltello.

Non è libera di analizzare il proprio atteggiamento è schiacciata da un trauma e soprattutto dalla mancanza di un’educazione sessuale consapevole. Non riesce a vedere la fragilità degli altri, non riesce a pensare che anche gli uomini possano sentirsi indifesi e vulnerabili, li vede solo come nemici ed aggressori da cui ci si può difendere imitando le loro tecniche di guerra. Il suo corpo e la sua mente perdono femminilità e si mascolinizzano; anziché incontrare il diverso da sé per progredire lo interiorizza, lo imita fino ad assumerne alcune delle caratteristiche. Evitando il confronto con l’altro da sé perde la propria identità di donna. Evitando il dialogo e il compromesso con tutto ciò che è maschile (diverso da sé) smette di essere femminile anche se rimane una donna all’anagrafe.


In francese si usa l’espressione “ Né di Eva né di Adamo” ad indicare qualcosa di così indeciso tra due polarità, da avere le caratteristiche di entrambe ma da non essere niente delle due. Indica qualcosa di acerbo, qualcosa che non ha un’identità perché non riesce a decidersi, non riesce ad affermare di essere questo piuttosto che un’altra cosa.


È a questo che porta la mancanza di dialogo. Le conseguenze di un mancato confronto con il diverso sono rovinose per la personalità e per l’identità tutta. Non riconoscendo il diverso da sé non si riconosce neanche il sé e ci si affanna nella sfida impossibile di essere tutto senza scartare niente.

Si diventa tutto ma in realtà non si è niente: una sorta di ibrido, una sorta di creatura così poliedrica da non avere nessun lato; così questa donna, è una donna ma allo stesso tempo non è una donna nel suo fallire l’approccio sessuale con gli uomini; è un oggetto perché nella sua definizione l’artista la definisce “Donna - coltello”, ma come possiamo dire che una persona sia un oggetto? È aggressiva e penetrante come un uomo perché imita gli uomini ma non è un uomo. Ha un lato di tutte queste cose ma non ne è nessuna non è né di Eva né di Adamo.


di Barbara Gioiello

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