Musica - Mino Lanzieri


Per cominciare parliamo subito della nascita del trio: come è nata la collaborazione con Reuben Rogers al contrabbasso e con Gene Jackson alla batteria?

Ovviamente sono stato da sempre un loro fan. Quando suoni con musicisti bravi, è bellissimo ma quando suoni con musicisti che hanno dalla loro non solo la bravura, ma uno stile personale, con idee musicali che hanno influenzato generazioni di musicisti è tutt’altra cosa. Ti rendi conto che realmente ciò che si sta producendo avrà un suono ben delineato e unico ed è questo il motivo per cui ho scelto proprio loro. Ovviamente mi reputo un privilegiato perché la collaborazione ormai decennale con questi due grandi, mi ha insegnato tanto e fatto maturare molto come musicista, chitarrista e compositore.


Endless è un disco moderno dove non mancano senza dubbio le contaminazioni con altri generi: Ce lo vuoi descrivere in breve per i nostri lettori?

Beh, intanto credo che il confine tra ciò che si può considerare moderno o no sia molto sottile. Non bisogna soffermarsi sulla forma piuttosto sui contenuti, e in quelli possiamo trovare una connessione forte con ciò che si suonava negli anni passati ad oggi. Dallo swing al bebop, dall’ hard bop al modale, il freejazz, è stata una naturale evoluzione, per questo è fondamentale studiare a fondo la storia e lo sviluppo di questa musica, altrimenti si rischia di perdere qualcosa di fondamentale. Ciò che accade dopo sta alla personalità del musicista stesso, alcuni preferiscono essere portavoce della tradizione e si identificano in essa, altri cercano di allargare questi orizzonti, o semplicemente cercano il loro modo per raccontare la propria storia. Sono cresciuto ascoltando il jazz fin da piccolo, ma avevo intorno a me tanta musica fantastica proveniente dalla collezione di famiglia, da Pino Daniele a Jobim, da James Taylor a Paco De Lucia, per non parlare di Mozart, Bach, Chopin… Ho sempre pensato che ci fosse un’unica congiunzione tra tutto questo, e cioè che fosse grande musica! Quindi nelle mie composizioni e nel mio approccio musicale non cerco quel determinato suono, ma semplicemente mi lascio trasportare da tutto ciò che ho ascoltato e amato negli anni.


Cosa è cambiato rispetto alle tue precedenti produzioni discografiche?

Questo è il mio primo disco in trio e credo che questa formazione sia un banco di prova importante sotto vari punti di vista. Avvincente e complessa al contempo, ti rende più libero da un punto di vista espressivo ma allo stesso tempo richiede un apporto tecnico e armonico superiore. Inoltre sicuramente è molto più evidente la grande influenza che ha avuto su di me la musica Country, che amo da sempre, e che negli ultimi anni credo sia molto più percepibile nella mia musica sia in termini compositivi sia improvvisativi.


Parliamo invece del tuo background musicale: quali sono stati artisti e musicisti che per te hanno rappresentato un punto di riferimento?

Come dicevo prima le mie influenze sono state molteplici, ma di sicuro in termini chitarristici se dovessi fare una classifica ai primi posti, ci sarebbero sicuramente Wes Montgomery, Django Reinhardt, Jim Hall, Joe Pass, George Benson, Pat Martino, Pat Metheny, John Scofield. Ovviamente ci sono tanti chitarristi della scena moderna che amo come Peter Bernstein, Jonathan Kreisberg (che è stato mio maestro a New York), Julian Lage e tanti altri. In termini più ampi, musicisti come Coltrane, Wayne Shorter, Kenny Wheeler, sono forse coloro che mi hanno influenzato di più, ma ce ne sono veramente tanti!


Progetti per il futuro: sappiamo che sei sempre molto attivo quindi raccontaci quali saranno le tue prossime collaborazioni

Sto ultimando le registrazioni di un nuovo album, che sarà pubblicato probabilmente la prossima primavera e in cui ho il piacere di avvalermi nuovamente della collaborazione di due grandi musicisti di cui non anticiperò nulla per ora. Inoltre sta prendendo forma un progetto a cui lavoro già da un po’ in una formazione alquanto insolita e cioè bassless, un trio concepito esclusivamente con chitarra batteria e pianoforte a cui si aggiungono sequenze e synth. Un progetto diverso da ciò su cui ho lavorato fino ad ora che mi ha aperto anche a nuove forme compositive. Inoltre fino alla pubblicazione del nuovo album sarò impegnato in una serie di date tra Italia e Europa, con varie formazioni diverse sia come leader che sideman.


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