Storia dell'arte - La Cappella Contarelli

La chiesa di San Luigi dei Francesi affaccia sulla piazza omonima nel quartiere Sant’Eustachio; vicino Piazza Navona. I lavori furono finanziati da Caterina de’ Medici ed eseguiti da Domenico Fontana su progetto di Giacomo della Porta. Fu consacrata l’8 ottobre del 1589.

Nella facciata ci sono le statue di: Carlo Magno, San Luigi, Santa Clotilde e Santa Giovanna di Valois.

Nella seconda cappella della navata destra c’è l’affresco del Domenichino con Storie di Santa Cecilia. Sull’altare una copia di Guido Reni della Santa Cecilia di Raffaello.

La quinta cappella a sinistra è la cappella Contarelli; vi sono custoditi tre capolavori del Caravaggio: Il martirio di San Matteo, la vocazione di San Matteo e San Matteo e l’angelo.

Grazie alla mediazione del cardinale Francesco Maria Del Monte nel 1599 Caravaggio ottenne l’incarico di dipingere tre tele per la cappella gentilizia del cardinale Mathieu Cointrel: il cui nome italianizzato è Matteo Contarelli. Il cantiere si era aperto nel 1565 e l’incarico di dipingere ad affresco le storie di San Matteo era stato dato a Girolamo Muziano: un bresciano seguace di Michelangelo. I lavori sarebbero dovuti terminare nel giro di tre anni ma quando il cardinale Contarelli morì nel 1587 l’artista non aveva nemmeno iniziato i lavori.

Gli eredi del Contarelli allora, nel 1591, chiamarono il Cavalier D’Arpino ma quest’ultimo, molto impegnato, si attardava ad iniziare i lavori. Nel 1599 il Giubileo era alle porte e i lavori non erano nemmeno iniziati: i prelati francesi decisero di rivolgersi al Vaticano. A questo punto entrò in gioco il Cavalier Del Monte che fece il nome di Caravaggio. All’artista fu proposto di fare un affresco ma rifiutò in favore della sua tecnica preferita: l’olio su tela. L’affresco è una tecnica che prevede che l’artista abbia le idee chiare fin dal principio e non si adatta alla personalità del Merisi che grazie alla tecnica ad olio ha potuto cambiare idea più volte in corso d’opera.

Il Merisi non aveva mai fatto un lavoro così importante, questa per lui era l’occasione di una vita. Il compenso di 400 scudi era il più alto che avesse mai percepito ed inoltre l’idea di subentrare al ben più famoso Cavalier D’Arpino lo emozionava non poco.

Le tre tele sono molto diverse tra loro ma hanno la luce della salvezza divina come elemento unificante.


San Matteo e l’angelo venne rifiutata poiché nella prima versione il Merisi raffigurò il santo come un analfabeta con dei piedi grossi e laidi in primo piano e l’angelo che guida la penna con la mano; Matteo lo guarda incredulo poiché sa di non saper scrivere. Lontano dai principi di decoro cui le storie sacre dovevano conformarsi venne rifiutata dal clero e finì nella collezione di Vincenzo Giustiniani e poi passò nei musei di Berlino dove venne distrutta nei bombardamenti del 1944. Nella versione attuale il santo è piegato sulle ginocchia e guarda un angelo che volteggia sopra di lui ispirandogli le scritture.


Dalle immagini radiografiche sappiamo che sotto l’attuale Martirio di San Matteo si nasconde un altro dipinto che è stato poi ricoperto. Sullo sfondo vi era un arco, probabilmente si era lasciato ispirare dal Bramante. Arrivato quasi alla fine dell’opera decise di ricoprire tutto poiché si accorse di aver fatto un errore grossolano: aveva dipinto il quadro come fosse destinato ad una casa e non lo aveva dipinto considerando che nella cappella sarà visto di scorcio e nessuno avrà il privilegio di ammirarlo frontalmente. E’ questa la vera sfida: dover ambientare il quadro ed immergerlo nella luce naturale della chiesa. Nella versione definitiva il Merisi mette al centro della scena il santo agonizzante a terra sovrastato dal sicario in splendente nudità, attorno a queste figure tutte le altre ruotano vorticosamente: lo spettatore viene catapultato all’esterno della composizione. Caravaggio tornò più volte nella chiesa per studiarne la luce. Inventò l’effetto per cui la luce della finestra della cappella sembra continui nel quadro. Non è facile per il Merisi dipingere secondo i dettami del Concilio di Trento che obbliga gli artisti ad essere chiari senza creare ambiguità e confusione nei fedeli riguardo la vita dei santi.

Non è chiaro da dove prenda la spada il sicario visto che è completamente nudo, forse dalle due figure vestite come i coevi di Caravaggio sulla sinistra che sono le uniche due figure composte all’interno della scena. Non è chiaro se il santo tenda la mano per difendersi dalla spada del sicario oppure per prendere la palma del martirio che gli sta porgendo l’angelo.


Per la vocazione di San Matteo il Contarelli aveva dato disposizione che fosse ambientato in un interno; secondo i vangeli però l’avvenimento era accaduto in esterno. Caravaggio risolse il problema ambientando la scena in un chiostro. Sullo sfondo vi è una finestra, se fosse un interno vi entrerebbe della luce. La luce proviene da destra e come un fascio divino avvolge il santo e i suoi colleghi intenti a contare i soldi delle tasse. San Matteo si occupava dell’odioso compito di riscuotere le tasse e mentre venne investito dalla vocazione stava lavorando. Nell’interpretazione del Merisi è vestito bene, con la barba curata e non crede che Gesù stia chiamando proprio lui. Mentre con una mano si indica quasi a voler chiedere a Gesù, che appare sulla destra al buio, la conferma con l’altra continua a contare i soldi. Caravaggio inventa la figura di Pietro, il primo papa e quindi simbolo della chiesa, di spalle che non c’è nelle scritture. Questo per sottolineare l’importanza della chiesa nell’intercessione tra Gesù e Matteo.


di Barbara Gioiello


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