Musica - Andrea Infusino


Andrea per cominciare l’intervista facciamo un paragone tra Amarene nere ed il tuo primo disco Between 3&4: quali sono le differenze secondo te?

Le differenze sostanziali nei due lavori, che volutamente hanno numerose caratteristiche che li accomunano, sono in alcuni brani. Le composizioni dei due dischi, e di quelli che verranno, attinge in parte a materiale che è stato scritto tanti anni fa e che è stato solo ora consolidato. Questo è vero, in Amarene Nere, in una metà dei brani. L’altra metà è frutto di ispirazioni piu’ recenti.

Percio’ le differenze, che invito l’ascoltatore a cogliere senza svelare quali brani appartengano ad un periodo e quali all’altro, le troviamo nelle sonorità che, pur accomunate dalla stessa penna, sono evidenti e marcate nelle melodie.


Ci vuoi descrivere, dunque, brevemente questo tuo secondo progetto musicale?

Amarene nere è un album in cui esprimo il culmine di un periodo personale, in cui la mia persona ha subito stravolgimenti. Per certi versi seguendo il lavoro di “Between 3&4” si ritrovano non solo sonorità, ma, nel mio ideale, anche le stesse tematiche. Così come la scelta del gruppo è rimasta invariata, per una continuità sia personale che di resa sonora.

Amarene nere, porta avanti e alza l’asticella sul gruppo che vuole attingere da piu’ fronti le tematiche della musica originale jazz e dell’interplay. Quindi i richiami ritmici e melodici e le parti di ciascuno strumento ora sono piu’ libere ma allo stesso tempo organizzate.


Parlaci adesso, invece, dei tuoi riferimenti musicali: quali sono i musicisti che per te hanno rappresentato un punto di riferimento nella tua vita?

I musicisti piu’ significativi per me sono stati e sono tutt’ora: Charlie Parker per il suo grandissimo fraseggio e la sua innovatività sul sax e soprattutto sulla musica, John Coltrane che ha raccolto idealmente il testimone, Miles Davis per l’intuito e il suo essere artista oltre che musicista, e tanti altri grandi nomi di cui posso goderne l’ascolto.

Altre grandi influenze sono state per me i musicisti o i docenti con i quali ho interagito, fra questi il contrabbassista Andrea Caruso, piuttosto che il pianista Gregory Burk o Marco Panascia, o Ramberto Ciammarughi, Umberto Fiorentino, Fabio Zeppetella, Attilio Zanchi, Emanuele Basentini, Antonio De Luise, Lucio Ferrara, Nicola Pisani...

L’elenco potrebbe continuare per molto e tanti potrebbero essere gli insegnamenti e gli aneddoti che mi legano a queste leggende italiane della musica e del jazz che ho citato (per brevità mi scuseranno tutti gli altri!).

Ma la musica è un’arte fantastica che arricchisce tutti, l’esecutore e il fruitore e consente di viaggiare restando fermi, di crescere, riflettere ed evolvere sempre.


Raccontaci invece il tuo percorso musicale personale e anche quello che ha portato alla nascita di Amarene Nere?

Suono da tempo ormai immemore la chitarra e ho studiato privatamente prima, per poi verso i 25 anni iscrivermi e successivamente conseguire il triennio jazz di chitarra al Conservatorio S. Giacomantonio di Cosenza, con il M Nicola Pisani.

Attualmente sto studiando basso elettrico jazz presso il Conservatorio Tchaikovsky sotto la pregiata guida del M Antonio De Luise.

Il mio percorso dunque, come le due esperienze che ho appena accennato, è fatto semplicemente di passione e curiosità, così come il disco “Amarene nere” rappresenta per me un momento di riflessione, una connessione col mio vissuto che mi ha spinto a produrre materiale nuovo, rimetterlo in gioco e spingendolo in avanti.


Lasciamoci anche con qualche coordinata per il futuro: quali saranno i tuoi prossimi impegni e anche se hai in cantiere qualche nuovo progetto…

E’ in cantiere una serie di gigs e attività promozionali per “Amarene nere”, ma sto continuando a scrivere brani originali. Scrivere, ancor prima che un mestiere, è una passione.

Non so dove mi porterà, ma per me l’importante è farlo e raccontare questi contenuti,


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