Arte - Alfonso Siracusa - 56° Biennale di Venezia padiglione Italia



Uno dei motivi dell'inscindibilità tra significati e significanti risiede nella natura stessa del loro rapporto, radicalmente arbitrario, cioè necessario e spesso immotivato. Alfonso Siracusa realizza un’installazione che si fonda su un gioco di inneschi e scatole cinesi in cui si separa la realtà dal suo senso, fino a tendere al verosimile nell’inverosimile attraverso l’arte e le sue espressioni modulari. L’artista tende una mano verso l’atto di estrazione all’interno dello spazio che ospita l’installazione site specific “Padiglione Italia 56° Biennale di Venezia” realizzata in un’angusta abitazione nel vetusto quartiere nisseno che, di certo, non richiama di per sé né Venezia né la sua Biennale. L’artista si serve di vecchi arnesi e oggetti depositati all’interno dello spazio espositivo, per poi contaminarli con il proprio linguaggio artistico in adattamento continuo. La mescolanza si riproduce in arte e poi si ritrova; un’operazione che ritorna a se stessa lungo un labirinto di simboli che mettono in discussione e sfidano la storia dell’arte contemporanea nelle sue convenzioni e regole per riproporre, in un improbabile luogo, l’immagine fredda di una realtà artistica tanto simbolica e di rilievo quanto diversamente lontana. Alfonso Siracusa raccoglie le scaglie di vecchie ferite e le innesca nel proprio mondo, dando nuova vita e forma alla memoria storica del luogo. All’interno dello spazio espositivo Siracusa accoglie il valore dell’opera dell’amico Rosario Bruno e utilizza dei vecchi sacchi in dedica ad un immaginario, ipotetico e sentito spirito di Burri che, con mano universale, benedice l’originalità e la provocazione di questo irrealistico “Padiglione Italia” al Quartiere Angeli di Caltanissetta.


di Annarita Borrelli

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