Arte - Nicola Fornoni - Nemo Propheta in Patria


Uno spazio, la stazione, che spesso per definizione è il luogo non luogo dove ci si incontra per andare “ALTROVE”. Uno spazio in cui tutti almeno una volta abbiamo vissuto frammenti dell’attesa della nostra vita. Attesa ibrida, priva di significato, come se si potesse scegliere di vivere in modalità di attesa. Un viaggio che viene imprigionato in uno specchio e nei ricordi dell’artista. Facce senza una storia apparente che vengono filtrate a cui viene restituita la giusta identità. Uno spazio fisico che tutti siamo capaci di identificare, che viene spezzato dalla presenza di un racconto che diventa incontro casuale di individui che interagiscono anche con la loro indifferenza, con il loro movimento che viene catturato dallo specchio dell’artista. Scorre il tempo e cambia il tempo che l’artista ci presenta in questa performance. L’interazione è muta, costruita senza filtri. C’è imprevedibilità in quello che potrebbe succedere. La reciprocità dell’incontro viene ridotta all'essenziale. L’artista ci racconta questi incontri accelerando il tempo, riuscendo a farci percepire lo scorrere dei veri protagonisti, cioè il pubblico che, con la sola presenza, diventa inconsapevole esecutore di questo progetto.


di Roberto Sottile


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