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Arte - Alberto Di Fabio/Kepa Garraza - Oltre ogni ragionevole dubbio


La mostra a cura di Raffaele Quattrone presso la Reale Accademia di Spagna a Roma mette in dialogo due artisti completamente differenti per scelte tematiche, tecnica e temperamento.

Due linguaggi completamente divergenti si affacciano l’uno all’altro, cercando certezze che non gli appartengono. Oltre ogni ragionevole dubbio, proposizione assertiva presa in prestito dal linguaggio giuridico si pone come limite da valicare. Due territori che si affrontano, il micro e il macro in una prospettiva “-scopica” e teleologica che mira ad indagare la verità del reale. Una visione scientifica da una parte, che si concentra sull’invisibile, l’inscrutabile ad occhio nudo che si serve di strumenti ottici di ingrandimento per inglobare un sapere che pertiene il carattere interno delle cose, il funzionamento delle reti neuronali, l’organismo, la forma cellulare o atomica. Dall’altra una visione imposta, ben direzionata dall’alto, che riflette la volontà di manipolare mentalmente comportamenti e risposte da parte dei sudditi e delle masse in un regime che varia forma e struttura a seconda di tempi e luoghi, nazioni e periodi storici. Dalla dittatura alla repubblica sino all’Impero romano, persiste l’idea di un vertice, un princeps machiavellico che per ottenere rispetto e sottomissione deve far valere a tutti i costi la propria immagine, costruire una maschera sociale, farsi icona. La politica gioca a carte, schiera i propri modelli ed eroi da emulare in una rincorsa al mito, all’incarnazione della credibilità.

Kepa Garraza con i suoi manifesti black and white, in un lavoro tecnicamente impeccabile, sfumato e levigato nell’uso del pastello gioca con la prospettiva e il chiaroscuro. Siamo “costretti” in una visione frontale dal basso verso l’alto, schiacciati dalla monumentalità emblematica delle figure. L’artista parte dai busti o da sculture marmoree scorciate in diagonali energiche. Le effigi di Augusto, Napoleone, Lenin, Stalin, Putin, il bellissimo busto bronzeo di Carlo V conservato al Prado, la complicità di padre e figlio Bush, la sicurezza emanata da Abramo Lincoln seduto sul suo poggio, le mani che bucano quasi la superficie, la luce che colpisce il petto fiero e lo sguardo serio ma bonario, ammonitore e disciplinante.

Alberto Di Fabio fa germinare sulla tela delle forme in espansione, parte dal dato microbiologico fino ad astrarlo, soffermandosi sull’incredibile verità estetica delle sue componenti; dalla realtà fisica allo spazio astrale, in un rispecchiamento frattale di corrispondenze morfologiche. Usando lo stencil, il dripping, lo spray non supporta il segno autoriale ma l’universalità delle configurazioni pseudo-organiche.

I colori ad acrilico - scelti in tinte acide (verde e rosa), in tonalità terrose o al contrario azzurrine e respingenti -cambiano di volta in volta le impressioni percettive suggerendo espansioni cosmiche, irradiazioni sinaptiche e strutture cristalline, in una pulsione ordinatrice che cerca di guadagnare terreno sulla degenerazione entropica.


di Giorgia Basili


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