Arte - Maurizio Cesarini – In corpo di parola


Foto di Enrico Cocuccioni

Possiamo perdere tutto, il lavoro, l’amore, la casa, i confini, il senso del tempo, una gamba, la voce, la sensazione del caldo e del freddo … ma mai totalmente riusciremo a perdere l’equilibrio che ricade nella relazione tra il nostro corpo ed il pensiero fluido espresso nella metrica del linguaggio. In realtà il nostro corpo è espressione, vocazione, detonazione … il nostro corpo è dialettico, esclamativo, interrogativo, un punto elenco … un derivato immanente del trauma della nascita che fa a pugni con il fascino del trascendente. Il trauma stesso è una realtà della vita e l’arte diventa un vaccino contro il peccato della dissoluzione animista prima di trasformarsi in un dispositivo di resilienza atto ad amplificare gli effetti di un terrore ignorato o negato. Ci sono grida silenziose che solo i prigionieri possono ascoltare e quando qualcuno entra in quel dolore per spiare questa sofferenza, allora la guarigione può iniziare. Maurizio Cesarini segue questo impianto esistenziale e pratica l’atto della liberazione attraverso il proprio corpo a disposizione dell’arte performativa. Una benda bianca, una corda resistente, un carnefice che assiste ed il proprio involucro materico riposto in un paio di scarpe lasciate accanto al trono della redenzione psichica dell’artista e dell’uomo. La catarsi performativa inizia con il potere di semplici gesti e procede attraverso il linguaggio dell’inconscio, così da esorcizzare la memoria delle fratture psichiche in cui si confonde l’umanità. La sua voce disegna un’immagine del corpo che si sostituisce alla realtà del corpo stesso; in questo istante la funzione della parola permette la trascrizione e la trasmissione dell'inconscio come fosse un capitolo censurato. La performance di Maurizio Cesarini diventa una pratica di parola che consente al soggetto di ricomporre questo vuoto per poi ristabilire la continuità di un discorso cosciente … ed il pubblico, lentamente assorbito da questo processo psico-fisico, assume il desiderio dell’artista come proprio, un vero e proprio atto “stupefacente”. L’artista, quindi, investe nella frammentazione ideale della propria carcassa e si rivolge ad un immaginifico e realistico pubblico fruitore che si rispecchia nella storia di questa scomposizione lentamente sussurrata, mentre i confini, le costrizioni e le mancanze narrate dal bianco di una corda e di una benda si rivelano dettagli fondamentali per l’ordinamento asettico di una realtà alla ricerca di orizzonti comuni. Come il corpo si libera attraverso la potenza di uno scatto muscolare, così la parola si unisce alle parti del corpo stesso facendo da cesoia. Maurizio Cesarini evoca il carattere psichico delle nostre immagini acustiche osservando nei dettagli la dimora del linguaggio e l’atto performativo fa emergere il senso del contenuto attraverso la costrizione e lo spostamento spaziale dell’enunciato corporeo. Le carni di Maurizio Cesarini risultano incorporate nella struttura del linguaggio ed il sistema muscolare vibra, altissimo, nelle alterità rappresentate dai fruitori come transito di energie e suggestioni ad alta priorità.


di Annarita Borrelli



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