Arte - Cubi d'arte 2/4



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Adelaide Fontana - Regina

La nostra memoria emotiva ci rende vivi. E’ intensa, incancellabile, selettiva. Adelaide Fontana racchiude al centro dello spazio cubico una reliquia, un ricordo molto prezioso, l’oggetto vivo di una reminiscenza intimamente sacra e poi la rivisita sulla base dell’esperienza e del dolore opaco e cupo della vita. L’opera celebra un’immagine che respira nell'infanzia, girando nella penombra come nel territorio di contatto più misterioso con ciò che ci sovrasta e ci assolve.




Vera Gjermundsen - Metro Kraków

Il tocco minimale del fotografo si esprime attraverso un atto di scomposizione geometrica dello spazio cubico. L’artista stratifica la terza dimensione attraverso l’inclusione di piani bidimensionali posizionati a distanze regolari, così da concedere ritmo prospettico ed una visione di contagio tra profondità, estensione, superficie e volume del e nel mondo. Il risultato è una rinnovata gradazione della vita, ricca di immagini di sfondo e vie di fuga che respirano in una terra di mezzo, oscillante tra la seconda e la terza dimensione. Una soluzione “altra”, contrapposta alla visione statica del mondo dinamico; cercare di seguire la linea prospettica data dal posizionamento di un’immagine, un’ombra che si sposta … e poi scoprire che tutto è eterno, invariato, inalterato; quasi impercettibile è il sapore amaro di un’evanescente illusione. Le strutture sociali “liquide” della contemporaneità raccontano la storia di un uomo che si scioglie, incapace di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo. Lo spazio cubico di Vera Gjermundsen, come qualsiasi possibile prassi figlia di una dinamica di stratificazione ontologica del reale, si interrompe e si dissolve insieme alle nostre misere convinzioni.





Joollook - J3D1

Lo spazio cubico di Joollook costituisce una rappresentazione solida di un proprio usuale tratto artistico distintivo, espresso attraverso un intreccio di matrici astratte. L’opera è concepita attraverso un’armonia posta al di là del tempo e dello spazio. Questo reticolato concettuale vive come il caos, raggiungendo un ordine interiore solo quando prodotto dalla forza della trascendenza. Il duo artistico celebra l’idea di mondo “altro”, un mondo che non esiste, ma che l’uomo ha la necessità di creare. In questa terza dimensione è possibile una tensione alla convergenza tra intuizione e giudizio, tra forma ed interiorità. Ma qual è il nesso tra forma e interiorità? E soprattutto, dove persiste questo rapporto quasi sacro tra anima e forma? In realtà questa commistione seguita nella mente, nei suoi processi empatici a fondamento della creazione artistica, oppure nel silenzio come nei vuoti naturalmente nascenti dalla composizione/decomposizione della matrice come origine e schema. La parola cessa e subentra l’arte, originata da quel silenzio e che a quel silenzio ritorna senza limiti.





Pietro Mancini – Le case del suono

Il cubo d’arte di Pietro Mancini è una casetta bianca, il nostro focolare domestico, a volte anemico, pallido, sbiadito dalle stanchezze e dalle abitudini, tuttavia assolutamente bianco … puro e consolatorio. Una dimora, un tetto, le nostre quattro mura calde e poi il suono niti