Arte - Cubi d'arte 3/4


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Mattia Morelli – Cubo sonoro da "Il cimitero degli insetti"

Audio art e fotografia, ascolto e visione ottica definiscono lo spazio di Mattia Morelli; un cubo sonoro, un prodotto dell’era digitale che contiene la visione fotografica del caos, e poi “la voce” di grandi stormi di insetti confusi, nella frenesia di una febbre perfetta che disorienta e contamina … fino all’attimo dell’epilogo, quello in cui, purtroppo, si inizia a detestare l’intonazione delle parole preconfezionate del mondo adulto. Così preferiamo, a volte assurdamente, guardare in volto le nostre fastidiose degenerazioni, quietandoci nella nostra più rassicurante prigione, una scatola di esperienze.






Nove - NeoG_001

Esiste uno spazio che segna l’esordio del male, un male genetico che contamina ed incastra come una prigione fatta di codici ed abissi. Siamo vittime di un’etica senza fede che pianta nel profondo il seme degli opposti, condannandoci alla rovinosa trappola della vita. Il male embrionale urla, è doloroso, amaro, infelice … mentre l’esistenza inizia dove la colpa corrompe come una lunga via che si dirama. Nove plasma una scintilla di vita che nasce ingannata e circuita dall’inclemenza del destino. Un nuovo “oltre uomo” inessenziale, artificiale, potenzialmente alienato perché riprogettato dall’uomo stesso per mezzo della tecnica, fino a divenire mero “fondo” del reale e quindi sub-umano. Poveri di mondo ci spostiamo dal pensiero meditante al pensiero calcolante, in attesa di un nuovo atto di abbandono e salvezza individuale.






Nunzio Pino - Playgirl

Frivolezza e futilità, fortuitamente femminili, graffiano di odore incisivo sui lati dello spazio cubico di Nunzio Pino. Un’opera sensoriale, fatta di richiami ed immagini prodotte attraverso l’elaborazione percettiva … l’idea di un universo che piange, un’iconica colata di isterico smalto e poi labbra di silicone pallido e incerto, come un meta-luogo, contemporaneamente interno ed esterno. L’opera nasce e vive per non dimenticare l’annullamento delle emozioni in un nuovo mondo rifatto, assolutamente fasullo, plastificato e poco appagante; il territorio illusorio ed abissale di questa quotidiana fantascienza.






Selene Porcaro - Vie di fuga

Conoscere il progetto di una via d’uscita, spesso ci aiuta a restare al riposo tra le mura di un focolare capace di accogliere a braccia aperte anche la grandezza del mare. Selene Porcaro dedica le sue fotografie all'esorcizzazione dell’ipotesi inquieta della fuga e si esprime alla ricerca di una collocazione rassicurante del proprio io. Nel tentativo di perdersi tra spazi più o meno estranei, l’uomo ritrova la finestra dalla quale rientrare.






Loredana Raciti – Il grillo parlante di Alice

La vita che cos’è, se non un sogno? ... In questo abbaglio ci trascina Loredana Raciti, plasmando una contorta rotta per l’evasione sulle facciate superficiali di uno spazio cubico volutamente avvolto nella fantasia. E’ la visione di un’insolita Alice che, come tutti noi, desidera alternative, punti di vista, luoghi in cui continuare a meravigliarsi, un mondo rovesciato in cui la logica è analogia ed il rigore è paradosso. Per fuggire dagli incanti e dalle illusioni bisogna attraversare questa rotta ed adattarsi, di continuo, alle dimensioni cangianti dell’esistenza, senza mai ritrovarsi sopraffatti dal vasto mondo interiore degli archetipi e delle assurde verità. Lungo questo itinerario resta il rischio di sbagliare, la pena per chi continua, folle, a segnarsi di cicatrici. Qui incalza la voce estrema e fuori contesto di un immaginario grillo parlante, richiamo di antichi valori di responsabilità, integrità morale e massima attenzione. Vige un gioco di scambi letterari e concettuali che si soccorrono, come se la vita fosse un insieme di fiabe descritte su un unico fondo di carta. I personaggi della letteratura fiabesca narrati sul suolo di questo singolare universo contemporaneo, cambiano storie e travasano tra le pagine della nostra scrittura; sono i nuovi protagonisti, mutevolmente ostacolanti e facilitatori. Come accade in ogni istante in cui calpestiamo la terra con un piede nella favola e l’altro nell'abisso, così l’opera esige una dimensione di scelta, un interruttore, un’ipotesi razionale; ma questa opzione non è che un inganno infinito, un’antica menzogna per cui, in realtà, la favola resta favola e noi restiamo avvelenati dai racconti fantastici.




di Annarita Borrelli


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