Arte - "Club 57" - MoMa New York



Club 57 – Film, Performance and Art in the EAST VILLAGE è una delle più interessanti mostre temporanee che potete visitare in questi giorni al MoMa di New York. Un coinvolgente viaggio negli anni ruggenti della molteplice sperimentazione artistica statunitense, un potente racconto di quella generazione di artisti che ha dato l’avvio a nuove metodologie d’espressione. La mostra si apre al pubblico, non a caso, con le note di Venus in Furs dei Velvet Underground che fa da spalla a una serie di dipinti, fotografie, video e manifesti che ben raccontano quella generazione di artisti che dalla fine degli anni Settanta e inizi degli Ottanta, se pur vivendo in un quartiere, come quello dell’East Village, totalmente abbandonato, fatiscente e dove gli affitti erano precipitati a causa della grave crisi economica, rimette in gioco una generazione puntando su una comunicazione alternativa: “Art is a way of looking at things: not necessarily inherent in the things themselves”. (HARING 1980)

Il Club 57, situato nel seminterrato di una chiesa polacca presso il 57 di St. Market Place, nasceva senza alcun budget ma con un concept di totale libertà, cosa che fin da subito venne accolta da altri club di New York che aprirono le porte agli artisti, i quali avevano l’esigenza di occupare nuovi spazi, adeguandosi velocemente. Un luogo dove arte visiva, musica e performace avevano tutto lo spazio e il tempo necessario per prendere forma e dove a ogni show si prometteva “un indimenticabile evento all’East Village”. La mostra mette in evidenza tutta la parte curatoriale e organizzativa del Club 57: da Susan Hannaford a Tom Scully, da Keith Haring ad Ann Magnuson.

“This Week: Keith Haring – Painting Himself into a corner. Approx: 1 hour” Così recitava uno dei tanti programmi settimanali del Club 57 e di fatto la mostra ripropone, grazie alla vasta documentazione video, la celebre performance di Haring, il quale con gesti veloci, decisi e taglienti dipingeva sul pavimento, in pochi metri quadrati, quello che sarebbe rimasto di se stesso. Un horror vacui dalle forme underground che entra a far parte dell’immaginario artistico di tutto il mondo.

Una mostra, che incanta le nuove generazioni ed emoziona i senior, organizzata e curata da Ron Magliozzi, Sophie Cavoulacos e dal Department of Film con Ann Magnuson. Il Club 57 vi aspetta al MoMa fino ad aprile 2018.


di Carla Ricevuto

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