Arte - Fotografia e Pittura 2.0 - L'epoca della digitalizzazione



La giornata di studi Fotografia e pittura. Relazioni e pratiche a confronto organizzata al Macro da Chiara Agradi ed Emanuele Carlenzi si è posta l'obiettivo di inaugurare una riflessione sulla fotografia, sulla pittura e sulla loro reciproca compenetrazione.


Il 24 novembre al Macro di Via Nizza hanno preso per prime parola due professoresse universitarie esperte di fotografia, Ilaria Schiaffini docente della Sapienza e Raffaella Perna dell'Università di Macerata.

Il primo intervento ha indagato le relazioni con il futurismo, il rifiuto di Bragaglia e l'esaltazione della fotodinamica con le visioni aeree e i camuffamenti di Tato. Alla domanda se ci possano essere delle riprese iconiche da parte di Magritte o delle influenze sul movimento Surrealista la docente risponde «ci sono dei rapporti con Dalì che nel 1931 scrisse riguardo il potere allucinatorio della fotografia Lo sguardo paranoico critico. Fotografare la realtà può voler dire trasfigurarla. Tendo a pensare che Tato possa aver percepito la cultura Surrealista più che il contrario, attraverso un giornalista (Nello Quindici) che scriveva per la rivista Novecento, a sua volta in contatto con un critico francese che aveva parlato del Fantastico Sociale, una teoria fotografica dechirichiana. Fotografi come Atget, Kertesz, Brassaï negli anni venti fotografano le strade parigine e le filtrano con uno sguardo onirico estraniato». Viene posto anche un interessante affondo riguardo l'utilizzo dello specchio, portato della Bauhaus e ripreso da Florence Henri. Basta avere in mente il corso che prevedeva l’uso dello specchio messo in piedi da Moholy-Nagy.

Raffaella Perna invece presenta il lavoro fotografico di Franco Angeli, esposto alla Galleria Sirio, e le relazioni con il lavoro di Guttuso. Avendo partecipato alla curatela della mostra sui movimenti del '77 la studiosa ci spiega che Tano Festa e i reporter impegnati politicamente provenendo dal fotogiornalismo non potevano essere a conoscenza delle fotografie di Angeli che circolavano nella sua cerchia ristretta di amici (quali Schifano) ed estimatori. Al contrario l'artista aveva avuto accesso al fotogiornalismo internazionale, comprando riviste come il Time, Life e confrontando la propria estetica con reporter come John Filo.

Dopo l'intervento sulla fotografia di Cy Twombly, Chiara Agradi ha risposto alla mia domanda sul concetto di errore e sulla scelta dell’imperfezione come valore estetico nella fotografia e nella pittura del Novecento. «Nel momento in cui la fotografia acquisisce autonomia e si allontana dal modello della "madre pittura", ecco che i difetti, o meglio le imperfezioni della tecnica si impongono a gran voce, divenendo quasi la caratteristica, il plus valore della fotografia. Dopo le avanguardie parlerei piuttosto di un allontanamento decisivo dal modello naturale, dalla perfezione classica».

La seconda parte della giornata ha portato alla luce tematiche di urgenza immediata. La curatrice ha voluto sottolineare come questa giornata, organizzata da giovani laureati, voglia dedicarsi al focus di nuovi argomenti e sia dedicata ai professionisti emergenti.

Il carismatico raffronto fra l'opera di un pittore Luca Grechi e le polaroid di Alessandro De Silva, accomunati dalla resa cromatica di paesaggi mentali è stato seguito da un fervido resoconto sui libri d'artista partendo dagli albori di Gasoline per passare all'affascinante lavoro Multiforms di Giulia Marchi, di Paolo Gioli e molti altri. Alfredo Pirri ha lasciato tutti senza parole raccontando il lavoro in collaborazione con la Nomas Foundation sulla cianotipia.

«I frame ci dicono di come l’arte diventi al livello del linguaggio qualcosa di velenoso, non in termini ambientalisti quanto di creazione di un dato linguistico non accondiscendente, che tenda ad agire sulla nostra percezione». Lo spazio inoltre va riconfigurato, usato come cassa di risonanza.

Il fotografo Francesco Amorosino (vincitore del Sony World Photography Award 2016) mediato dall’introduzione di Tommaso Zijino sull’era post-fotografica ha presentato con freschezza ed ironia il suo linguaggio artistico. Usando i nuovi strumenti digitali e Google Street View l’artista scardina i confini tra lecito ed illecito, dinamizza il concetto di “appropriazione” passando al vaglio le fotografie automatizzate e muovendosi con la geolocalizzazione alla ricerca degli errori di Blur, il filtro atto ad oscurare volti e immagini tutelate da privacy.

L’entusiastico intervento di Emanuele Carlenzi ha tirato le somme di questa giornata, interrogandosi sull’entità mediatica, sull’ambivalenza dell’immagine del terrore che si presenta ai nostri occhi quotidianamente. Si cambia il nostro modo di guardare, siamo assuefatti al sangue, all’esplicita violenza dei contenuti e facciamo scaturire per reazione la nostra indifferenza. Dopo delle Torri Gemelle l’immagine amatoriale ha invaso il Web, non lasciando impassibili artisti come Thomas Ruff.


In conclusione nell'epoca della digitalizzazione ambiti distinti possono decidere di collimare o di divergere. L'immagine si presenta spesso scontornata, priva di un supporto materiale, nutrendosi della qualità effimera (o anche obsoleta) dello schermo e dei pixel che le fanno da corredo: per questo l'artisticità è solo uno dei valori che può perseguire. La sopravvivenza nella nostra mente o il rifiuto dato dell'elemento orrifico e conturbante si alternano prestandosi a catturare, catalizzare, persino a respingere il nostro sguardo.



di Giorgia Basili

INFO

Fotografia e pittura. Relazioni e pratiche a confronto

a cura di Chiara Agradi ed Emanuele Carlenzi

24 novembre 2017

Dalle 10:30 alle 18