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Arte - intervista a Roberto Sottile sulla nuova stagione del Museo del Presente


ROBERTO SOTTILE: “{INTRECCI CONTEMPORANEI}” UNA NUOVA STAGIONE DEDICATA ALL’ARTE CONTEMPORANEA E ALLA VIDEOARTE AL MUSEO DEL PRESENTE DI RENDE.

Martedì 25 febbraio presso il Museo del Presente di Rende è stato presentato il cartellone artistico dedicato alle mostre d’arte contemporanee e alla videoarte “{INTRECCI CONTEMPORANEI} progetto promosso dall’Amministrazione Comunale della Città di Rende con la direzione artistica e curatela del critico d’arte Roberto Sottile. Un progetto ricco di appuntamenti che verranno realizzati nella struttura museale che nel 2019 ha fatto segnare la presenza di ventimila visitatori, confermandosi punto nevralgico delle attività artistiche e culturali dell’intera area urbana cosentina. Già in passato ci siamo occupati delle attività proposte e realizzate presso il Museo del Presente, attenzionando il lavoro dinamico del giovane critico d’arte Roberto Sottile, che a pieno titolo rappresenta, ormai da oltre un decennio, con il suo lavoro un punto di riferimento importante per una nuova generazione di artisti che scommettono sulla ricerca e contaminazione contemporanea. Per questo 2020 ha connesso e intrecciato idee e suggestioni, dando vita ad una proposta unica dove gli artisti si incontrano, si raccontano, meditano in uno spazio senza barriere di idee. Abbiamo incontrato Roberto Sottile, curatore della rassegna artistica {INTRECCI CONTEMPORANEI} e ci siamo fatti raccontare questo fermento artistico del Museo del Presente.

Perché {INTRECCI CONTEMPORANEI}, da dove nasce questa programmazione?

Questa programmazione parte dall’idea di capovolgere il meccanismo delle attività fino ad ora realizzate e proposte al Museo del Presente per l’arte contemporanea e la videoarte. È una programmazione che definirei “dal basso” nata cioè dall’idea di programmare, di proporre percorsi artistici unici, cioè pensati per il Museo del Presente che da spazio contenitore di proposte diventa realmente fabbrica contemporanea. Il Museo del Presente come ho già detto in conferenza stampa è tante cose messe insieme è l’arte contemporanea e la videoarte fa parte dell’offerta culturale che proponiamo. L’idea è quella di intrecciare queste esperienze artistiche provenienti dal nostro territorio regionale ma anche da esperienze distanti che per la prima volta arrivano a Rende, in Calabria e addirittura al Sud. {INTRECCI CONTEMPORANEI} è la metafora della nostra società, che si incontra, si confronta e propone idee ed emozioni. Con tutta la leggerezza e la vivacità di una programmazione che vuole declinare l’arte in tutte le sue espressioni, ragionando senza quelle regole del mercato che spesso disturbano e allontanano dal vero valore dell’arte e dalla forza della comunicazione del pensiero artistico.

Un lavoro complesso che hai costruito in diversi mesi. È stato difficile mettere insieme tutti i tasselli di questa programmazione?

Un lavoro di incontro, discussione, ricerca di quasi 12 mesi. L’obiettivo era quello di costruire un reale e concreto percorso d’arte contemporanea attraverso le migliori energie del territorio e nello stesso tempo riuscire a condividere la nostra idea con artisti provenienti da altre realtà territoriali. Ho chiesto agli artisti di scommettere, facendo capire loro che anche io mi sarei messo in gioco, anche il Museo del Presente avrebbe fatto la sua parte, non passivamente ma in maniera attiva. Una scommessa sulla quale abbiamo puntato tutti. Riuscire a presentare un cartellone così ricco di proposte riuscendo a mantenere alto il livello qualitativo non era semplice, però ci siamo riusciti. Il mosaico realizzato ha svariati linguaggi ma tutti sorretti da quella idea di raccontarsi e lasciarsi raccontare, contaminarsi da una struttura come il Museo del Presente che per vocazione deve raccontare la nostra contemporaneità, e deve saperlo fare riuscendo a scardinare quell’idea stessa di museo come un luogo dove osservare. Abbiamo la necessità di vivere, di scambiarci idee, di condividere sogni e progetti.

Entriamo nel vivo di questa programmazione. Una mostra dedicata alla street art con Brò 360 Crew.

“Urban Species” questo il titolo del progetto della mostra, reso possibile grazie ad Amaele Serino, Mario Verta, Carmelo Gervasi, Giuseppe Maria Gaudio. La prima mostre dedicata alla street Art realizzata in Calabria in un Museo che vedrà la luce ad aprile. Sembra un ossimoro, una idea distante dalle ragioni della Street Art che nasce per vocazione distante dagli spazi museali. Questa è la sfida. Tutto il gruppo di lavoro sta spendendo le migliori energie per presentare un progetto molto innovativo. Sarà una mostra che mi piace definire colossale, e lo sarà anche visivamente. Anche qui il linguaggio sarà molto innovativo, fresco anche dal punto di vista curatoriale. È tempo che i critici d’arte i curatori si spoglino dal vestito della festa e decidano di scendere in strada, di frequentare gli studi degli artisti, di diventare realmente testimoni una società di una comunità che attraverso l’arte riesce a comunicare cose importanti. La mostra realizzata con Brò 360 crew ha questo obiettivo: comunicare e nello stesso tempo divertire e raccontare questa Calabria che ha professionisti capaci di competere e proporre non solo bellezza ma anche pensiero.

Tra i protagonisti anche Massimiliano Precisi, Marco Da Rold e Massimiliano Ferragina

Tre artisti così distanti nella loro produzione ma così vicini per l’intensità emotiva. Si sono messi in gioco per prima cosa con loro stessi e nella nostra proposta hanno trovato un valido alleato. Sono soddisfatto di poter contare sulla loro presenza in questa programmazione. Massimiliano Precisi, la sua mostra è prevista per giugno, rappresenta in pieno come dovrebbe essere oggi l’artista. È sempre pronto ad assorbire le idee, a lasciarsi contaminare dalla ricerca, la sua produzione artistica è in continua evoluzione pur restando fedele alla sua caratterizzazione stilistica. Sono lavori carichi di passione, di dettagli, di presenze ma anche di assenze volute. Così come il lavoro di Marco Da Rold - in mostra nel mese di giungo - è il risultato dell’attenzione alla capacità della memoria. Una produzione quella di Marco ricca di spunti di riflessione dove il tempo, la memoria l’attenzione alla dignità dell’io prende forma attraverso opere capaci recuperare quel rapporto intimo della consapevolezza, raccontato però attraverso quella leggerezza artistica capace di trasmettere contenuti e sensazioni importanti. Un lavoro complesso sicuramente, ma anche Marco ha un approccio alla ricerca dinamica, dove fotografia e pittura dialogano senza prevaricare. Così come il lavoro di Massimiliano Ferragina, che avremo modo di apprezzare a luglio - rispecchia in pieno l’idea di raccontare il presente senza però dimenticare da dove veniamo, cosa rappresentiamo, chi siamo. Il colore domina nella sua produzione riuscendo a diventare quell’agente di collegamento della sua ricerca dove l’uomo nella sua piena coscienza diventa l’atomo da indagare. Con Massimiliano ho già lavorato diverse volte, abbiamo una predisposizione alla contaminazione alla condivisione di idee e alla sperimentazione. Ha da subito capito il valore e la necessità dei nostri intrecci contemporanei riuscendo a proporre un lavoro che verrà presentato a luglio, molto particolare. Perché una cosa che ho chiesto a tutti gli artisti è stata quella di restare sempre se stessi e nello stesso tempo però sperimentare, osare. Hanno questa possibilità e tutti hanno accettato di mettersi in gioco.

Poi ancora un progetto collettivo SUD CONTEMPORANEAO

Un progetto molto ambizioso, la prima tappa di un percorso che ci auguriamo possa diventare sempre più qualcosa di importante, che avrò il piacere di co-curare con Melissa Acquesta. Il progetto è una proposta che arriva dall’artista Franco Paternostro, che ho da subito accettato e condiviso. Raccontiamo questa vivacità artistica presente nel nostro SUD. Sarà una mostra collettiva costruita con una attenta riflessione a quello che è oggi nel mondo dell’arte contemporanea il mood “sud” inteso non solo come luogo di provenienza, di origine, ma come luogo dinamico dove gli artisti arrivano si incontrano si confrontano e che in quel loro sud hanno trovato ispirazione. Un progetto che Franco Paternostro ha saputo raccontarmi e di cui mi sono innamorato per le enormi capacità potenziali. Non potevo dire di no. Iniziamo in questo 2020, la mostra verrà inaugurata giorno 8 maggio, saranno presenti quasi trenta artisti e la nostra idea è quella che questo progetto diventi il primo appuntamento da ripetere anche negli anni successivi, in maniera tale da completare, una mappatura artistica che ha come protagonista il nostro SUD, che ancora lotta con la mai risolta “questione meridionale” ma attraverso l’arte riesce a comunicare qualcosa di importante e sicuramente a superare barriere.

Iacopo Pinelli e Alessandra Morosetti saranno anche protagonisti al Museo del Presente con un progetto condiviso

Una mostra a due, un dialogo forte costruito su due ricerche realmente contemporanee. Iacopo Pinelli con la sua sperimentazione sulla materia, sui corpi “defunzionali” una vera e propria provocazione che diventa un grido d’allarme verso una società che accumula e consuma, e Alessandra Morosetti con la una ricerca raffinata che indaga l’uomo, il suo presente, la sua contemporaneità, il suo rapporto con le cose e le cause naturali, senza cadere nella banalizzazione ma mettendo sempre al certo l’essenzialità dell’idea, una ricerca attenta e scrupolosa. Un lavoro quello di Iacopo e Alessandra, sui materiali e sulla loro capacità di comunicare. Sulla loro forza, sulla loro essenza stessa. Una mostra complessa, che ospiteremo a luglio, ma che ci consentirà di aprire un percorso attraverso due artisti impegnati molto sul vero valore della comunicazione contemporanea. Sono molto soddisfatto di questo progetto per la capacità di riflessione concreta non solo emotiva che sono certo riuscirà a riscuotere nei visitatori del museo.

Ad ottobre invece sarà la volta di Nicolò Canova e Fernando Cobelo.

Mi verrebbe da dire un bel colpo per il Museo del Presente. La loro ricerca è perfettamente in linea con la nostra idea con i nostri obiettivi. Nicolò e Fernando sono i primi artisti a cui ho pensato nelle fasi di costruzione di questa programmazione, e sono realmente felice della loro presenza nel nostro Museo. È la prima volta per loro che arrivano così a sud e il Museo del Presente sarà pronto ad accogliere qualcosa di davvero particolare ed unico. Una ricerca quella di Nicolò che spazia dall’illustrazione alla pittura, al graphic e visual design, un percorso di un’artista contemporanea a tutto tondo. Il mondo della ricerca di Nicolò è cosi straordinariamente pulito da quella retorica contemporanea, i suoi lavori sono il risultato di una creatività presente ma capace di guardare al futuro. Una produzione “curiosa” nel senso cioè della capacità di andare oltre, di superare gli ostacoli. Nicolò Canova si mette in gioco, ma nello stesso tempo fa una profonda ricerca. Il Museo del Presente è il suo naturale spazio d’azione. Fernando Cobelo sarà l’altro protagonista di questo progetto nel prossimo mese di ottobre. La sua produzione artistica è costruita su una espressione ed una ricerca di linee pulite, definite, con un lavoro empatico e fortemente comunicativo dove l’essenzialità prevale e l’idea viene semplificata per riuscire a raggiungere tutti. Dei lavori straordinariamente attuali, contemporanei che hanno la capacità di comunicare l’essenza stessa del messaggio contenuto in ogni produzione. Anche per Fernando il Museo del Presente diventa il naturale spazio di azione per produrre, proporre, far riflettere.

Un ritorno gradito quello di Francesco Speciale, dopo il successo ottenuto sempre al Museo del Presente.

Francesco ritorna perché la sua produzione artistica che ha già ottenuto successo nella programmazione 2018/2019 del Museo del Presente è cresciuta, si è strutturata ancora meglio e ora ha la necessità di ripresentarsi al pubblico per dialogare per condividere queste idee. Al centro sempre il rapporto con la magia, il legame tra l’arte e l’alchimia con una conoscenza ancora più specialistica. Una mostra che mi piace definire molto concettuale e nello stesso tempo concreta. Sono dei lavori quelli di Francesco Speciale che hanno una costruzione preparatoria molto intensa. Le fasi della ricerca sono complesse e ogni opera segue delle regole che appartengono alla sfera del rapporto magia-alchimia che rendono tutto il lavoro molto affascinante. Una mostra poi dinamica nel vero senso della parola perché vivrà di più momenti. Al Museo del Presente la nuova produzione di opere, e presso lo studio dell’artista momenti più intimi dedicati all’incontro, alla conoscenza, al dialogo con l’artista e alla possibilità di vedere uno spazio di lavoro reale e vissuto. Entrare nello studio dove Francesco realizza i suoi lavori è molto affascinante e devo ammettere che è personalmente l’esperienza più forte e nello stesso tempo più armoniosa che mi sia capitata, allora diamo anche la possibilità ad altri di poter vivere questa esperienza che verrà realizzata nel mese di ottobre.

La programmazione 2020 vede poi la nuova apertura della sezione permanente dedicata ai Futuristi Calabresi e il progetto ormai consolidato Geni Comuni.

Sono due appuntamenti molto importanti. Il primo la sezione permanente dei Futuristi verrà riaperto al pubblico nel mese di marzo si presenta con nuovi allestimenti e nuove opere. Il progetto co-curato con il Prof.re Vittorio Cappelli, raccoglie le opere provenienti dalla collezione Bilotti e da altre donazioni. Sono circa sessante le opere esposte di Boccioni, Benedetto, Marasco, Berardelli, Lotti, Yaria, Repaci, Tedeschi, Passalacqua, Lo Celso, Savelli che rappresentano una forte testimonianza di cosa il Futurismo è stato ed ha prodotto negli anni nella nostra regione. E poi il doppio appuntamento con Geni Comuni. A settembre la VII edizione del progetto ideato dalla LLP di Luigi Le Piane che ho il piacere di co-curare con Mariateresa Buccieri, e poi l’appuntamento dei vincitori del concorso. Un doppio appuntamento che raccoglie ormai da anni il parere positivo di pubblico e addetti ai lavori. Una rassegna quella di Geni Comuni che anno dopo anno è cresciuta arrivando nell’edizione 2019 a selezionare oltre centocinquanta artisti per poter realizzare poi la collettiva con settanta partecipanti. Nella programmazione 2020 è prevista la mostra dei vincitori dell’edizione 2019, che è attualmente in corso. Un lavoro importante, anche da parte della giuria tecnica che concretamente si evince dai protagonisti scelti e premiati che espongono al museo. Una coralità di linguaggi e di ricerche che rappresentano in concreto di come il mondo dell’arte con la sua contemporaneità sia in continuo fermento e crescita.

La programmazione2020 {INTRECCI CONTEMPORANEI} si caratterizza anche per una sezione dedicata alla videoarte.

La videoarte è una parte essenziale e fondamentale di questa programmazione. Questo progetto nasce dal desiderio di poter dare spazio ad una ricerca quella video dedicata alla ricerca artistica attraverso una selezione di artisti che si caratterizzano per un percorso di produzione non focalizzato esclusivamente sulla videoarte. Il risultato è una capacità di contaminazione di elevata qualità. Ospitiamo delle opere di videoarte cosi diverse tra di loro ma unite dalla volontà di una ricerca che mette al centro questa umanità che viene rappresenta senza censure, con tutte le sue identità. Al bando il pensiero unico per fare spazio al desiderio di raccontare la diversità che diventa unicità. Sono artisti straordinari. Salvatore Cammilleri, Giuseppe Lo Schiavo, Claudia Quintieri, Camillo Rizzo, Nicola Fornoni, Caterina Arena. Sei protagonisti alla ricerca di questa umanità che cammina, che consuma e si consuma. Ognuno la racconta con la propria intima sensibilità. Il risultato sono sei proposte capaci di attenzionare sei diversi approcci diversi. Programmazione in itinere già iniziata in questi giorni con Giuseppe Lo Schiavo con la sua ricerca incontro-dialogo dove al centro c’è il rapporto tra uomo e natura. A giugno sarà la volta di Salvatore Cammilleri e Camillo Rizzo. Da una parte Salvatore con la sua visione essenziale, cosi ironica e simbolica dall’altra Camillo con la sua ricerca surreale che da vita al quel percorso ribattezzato dall’artista “surrettivismo dove trovano spazio e pari dignità le arti della musica, del teatro e del cinema. E poi ancora sempre nel mese di luglio Caterina Arena con una ricerca molto forte dove il corpo racconta le emozioni, le fragilità e l’intensità dell’animo umano. Altro protagonista Nicola Fornoni, performer e video artist, con la sua poetica mette al centro l’uomo con la sua essenza, il suo tempo e la sua resilienza. Il rapporto con sé stessi e con gli altri. E poi ancora sempre a luglio Claudia Quintieri con la sua ricerca artistica e nello stesso tempo di reportage, che indaga sull’identità. Sei artisti, sei vite diverse, sei percorsi ben specifici, che animeranno la sezione videoarte. Sei racconti che rappresentano un momento di apertura verso quel presente così contemporaneo che trova casa nei nostri intrecci contemporanei.

Ultima domanda. In questi ultimi anni il tuo lavoro cresce sempre più in modo esponenziale, e la tua attività viene spesso attenzionata, con molto interesse, come una proposta molto innovativa attenta al territorio e nello stesso tempo capace di una visione più ampia. Cosa ti aspetti di questa programmazione, e altra domanda se ti rivedi in questa definizione del tuo modo di essere e di lavorare.

Sono consapevole che fare il mio lavoro non è cosa semplice. Bisogna studiare sempre, perché la creatività artistica non è statica ma dinamica. Diventa ancora più complesso se questo lavoro si svolge in una regione come la Calabria che ha sicuramente diverse problematiche ed emergenze. La fortuna, se di fortuna vogliamo parlare del mio lavoro, sta anche nel fatto di poterlo fare in Calabria. Si è più liberi da schemi di un certo sistema dell’arte che fa solo male e risulta oggi molto stagnante. E poi si hanno possibilità importanti come quella che ho avuto con {INTRECCI CONTEMPORANEI}. Con l’amministrazione comunale di Rende, con il Sindaco della città Marcello Manna e con l’Assessora alla cultura mi sono confrontato, ho recepito la necessità di una programmazione pensata, strutturata, ma che non restasse piatta anche nei termini della comunicazione. Ho osato molto. Ma sono sicuro che il Museo del Presente è pronto a vivere una bella e nuova stagione dedicata all’arte contemporanea e alla videoarte, perché il lavoro fino ad oggi svolto deve andare necessariamente in questa direzione. È tempo di diventare grandi e di iniziare a dire la nostra con coraggi. È un lavoro di squadra, dove tutti abbiamo un compito ben preciso.

L’attenzione a ciò che produco, al mio lavoro, al mio modo di essere critico d’arte e curatore che mi viene riconosciuto da addetti ai lavori, da altri artisti ma anche dal pubblico mi fa molto piacere e tutto ciò aiuta a capire che lavoro bene e con tanto impegno, e devo lavorare ancora di più. Questo è quello che voglio continuare a fare. Non sono abituato a fermarmi, ma continuo a guardare sempre avanti e a rispondere ad ogni appello PRESENTE.

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